Nell’ambito dell’Estate Ragazzi, una marcia cittadina ha ricordato Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta
Polistena, 20 luglio 2026 – Anche quest’anno la città si è messa in cammino per non dimenticare. Nel contesto dell’Estate Ragazzi, bambini, ragazzi, animatori, famiglie, istituzioni e Forze dell’Ordine hanno attraversato le vie cittadine in memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.
La giornata si è aperta con un momento di formazione rivolto agli animatori, guidato dal dott. Fabio Regolo, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. È seguita la marcia, che ha attraversato la città fino a Piazza della Repubblica, dove si sono susseguiti gli interventi.
Ha preso la parola don Pino, seguito dal saluto del Sindaco Michele Tripodi. Ragazzi e animatori hanno quindi letto in piazza la “Lettera alla nostra terra”, affidando alla comunità un messaggio di memoria, responsabilità e impegno, che riportiamo integralmente in allegato a questo articolo.
Sono intervenuti anche il Questore di Reggio Calabria, dott. Paolo Sirna, e, per le conclusioni, il Prefetto di Reggio Calabria, dott.ssa Clara Vaccaro. Nei loro interventi è emerso un appello chiaro e condiviso: avere il coraggio della normalità, non voltarsi dall’altra parte, non cercare scorciatoie a scapito degli altri, custodire i beni comuni, prendersi cura delle persone e scegliere ogni giorno la responsabilità.
Nonostante il caldo afoso, la partecipazione è stata ampia: tanti bambini, tanti genitori, tante famiglie hanno voluto esserci, dando voce a una comunità che non si stanca di camminare insieme.
Perché la memoria non è soltanto ricordo. È educazione. È impegno. È una scelta quotidiana.







A seguire il carosello immagini e testo completo della “Lettera alla nostra terra” letta dai ragazzi e dagli animatori in Piazza della Repubblica.
Lettera alla nostra terra
Il coraggio della memoria
Noi oggi siamo qui per fare memoria. Non per ripetere un rito, non per riempire una piazza, non per ricordare solo una data. Siamo qui perché ci sono nomi che non possono essere cancellati, vite che non possono essere dimenticate, ferite che non possono essere coperte dal silenzio. La memoria è il primo coraggio che chiediamo a noi stessi e alla nostra comunità.
Siamo qui perché senza verità una terra resta prigioniera. La verità può fare male, può disturbare, può chiedere tempo, fatica e coraggio. Ma senza verità non c’è pace vera, non c’è giustizia piena, non c’è futuro pulito. Una comunità che rinuncia alla verità si abitua all’ombra. Noi non vogliamo vivere nell’ombra.
Siamo qui perché la giustizia non è una parola lontana, chiusa nei tribunali o nei libri. La giustizia è il diritto di ogni vittima a non essere uccisa due volte: prima dalla violenza mafiosa, poi dall’indifferenza. Giustizia è restituire dignità alle storie spezzate e responsabilità a chi ha ferito la nostra terra.
Siamo qui perché le parole contano. Le parole possono ferire, nascondere, confondere. Ma possono anche liberare, educare, accendere coscienze. Le mafie hanno bisogno di parole dette a metà, di frasi sussurrate, di paure tramandate. Noi scegliamo parole chiare, parole pulite, parole capaci di dire da che parte stiamo.
Oggi la nostra voce non è una voce sola. È la voce dei bambini, degli animatori, delle famiglie, degli adulti, di chi crede che questa terra non debba piegarsi. Non vogliamo gridare odio. Vogliamo alzare una voce più forte della paura, più forte dell’omertà, più forte della rassegnazione.
Il coraggio, alla fine, è sempre una scelta. Si sceglie quando si parla e quando si tace. Si sceglie quando si accetta un favore ingiusto e quando lo si rifiuta. Si sceglie quando si guarda un’ingiustizia e si decide se voltarsi dall’altra parte. Noi vogliamo imparare presto che nessuna scelta è troppo piccola per costruire il bene.
Per questo oggi diciamo anche dei no. No alla prepotenza. No all’omertà. No alla raccomandazione come regola. No al denaro sporco. No al potere che umilia. No alla mentalità mafiosa che entra nelle case, nei discorsi, nei comportamenti quotidiani. Rifiutare il male è già cominciare a liberarsi.
Siamo in cammino perché nessuno si salva da solo. Camminare insieme significa riconoscere che una città non cambia per magia, ma passo dopo passo, scelta dopo scelta, generazione dopo generazione. Oggi le nostre strade diventano una promessa: non resteremo fermi davanti alla paura.
Questa promessa chiede responsabilità. Non possiamo chiedere una terra migliore se poi lasciamo che siano sempre altri a fare il primo passo. La responsabilità comincia nelle cose semplici: rispettare, ascoltare, non imbrogliare, non approfittare, non tacere davanti all’ingiustizia. Le mafie crescono dove la responsabilità si addormenta.
Noi amiamo questa terra. La Calabria non è terra di mafia: è terra di bambini, di madri e padri, di lavoro onesto, di fede, di bellezza, di intelligenza, di mani che costruiscono. Chi la sporca con la violenza e con il ricatto non la rappresenta. Questa terra merita di camminare a testa alta.
Vogliamo essere liberi. Liberi di crescere senza paura. Liberi di scegliere il nostro futuro senza dover chiedere permesso ai prepotenti. Liberi di restare, di partire, di tornare, di sognare. Una libertà vera non si compra, non si concede, non si riceve come favore: si costruisce con dignità.
Denunciare non significa soltanto entrare in una caserma o firmare un foglio. Denunciare significa anche non abituarsi al male, non chiamare furbizia ciò che è ingiustizia, non dire “è sempre stato così” quando qualcosa può e deve cambiare. La denuncia comincia quando la coscienza smette di fare finta di niente.
La cura è il contrario delle mafie. La mafia consuma, usa, minaccia, divide, abbandona. La cura invece protegge, accompagna, ripara, custodisce. Prendersi cura delle persone, dei più fragili, dei luoghi, del bene comune è un modo concreto per togliere spazio alla cultura mafiosa.
Noi vogliamo la pace, ma non una pace finta, costruita sul silenzio e sulla paura. La pace vera nasce dalla giustizia, dalla verità, dal rispetto. Non c’è pace dove qualcuno comanda con la violenza. Non c’è pace dove i diritti diventano favori. Non c’è pace dove la dignità viene calpestata.
La legalità non è una parola fredda. Non è solo divieti, regole, controlli. La legalità è protezione per chi è più debole, rispetto per chi lavora onestamente, garanzia per chi non ha potere. È il modo con cui una comunità dice che nessuno deve essere padrone della vita degli altri.
Dietro ogni nome c’è una storia. Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina. E poi tutte le vittime innocenti delle mafie: bambini, donne, uomini, servitori dello Stato, cittadini comuni. Non sono solo nomi da leggere. Sono vite da custodire.
E la memoria diventa vera solo quando diventa testimonianza. Se dopo questa marcia torniamo uguali a prima, abbiamo solo attraversato una strada. Se invece qualcosa cambia nel nostro modo di pensare, parlare, scegliere e vivere, allora questa marcia diventa seme. E un seme, anche piccolo, può rompere la pietra.
Una comunità vera non lascia soli quelli che denunciano, non deride chi sceglie l’onestà, non educa i bambini alla furbizia, non insegna ai giovani ad abbassare la testa. Una comunità vera si riconosce dal modo in cui difende i giusti, protegge i fragili e non consegna nessuno alla solitudine.
Il futuro non arriva già pronto. Il futuro si prepara. Lo costruiamo oggi con ciò che insegniamo ai bambini, con gli esempi che diamo, con le parole che scegliamo, con il coraggio che pretendiamo da noi stessi. Se vogliamo una terra diversa, dobbiamo cominciare da una vita diversa.
Liberazione significa spezzare catene che a volte non si vedono: la paura, l’omertà, l’indifferenza, la rassegnazione, l’idea che nulla possa cambiare. Liberarci dalle mafie significa diventare finalmente responsabili della nostra coscienza, della nostra dignità, del nostro domani.
Questa è la lettera che oggi consegniamo alla nostra città e tutto il territorio.
La consegniamo agli adulti, perché non dimentichino che i bambini guardano, ascoltano, imparano.
La consegniamo alle famiglie, perché il coraggio si educa prima di tutto con l’esempio.
La consegniamo ai giovani, perché non credano mai che l’unica strada possibile sia andare via o abbassare la testa.
La consegniamo alle istituzioni, perché la memoria ha bisogno di scelte, presenza, coerenza e responsabilità.
La consegniamo a noi stessi, perché nessuno possa dire: “non mi riguarda”.
Oggi abbiamo camminato per tutte le vittime innocenti delle mafie.
Abbiamo camminato per chi ha cercato verità, per chi ha chiesto giustizia, per chi ha pagato con la vita il coraggio di non piegarsi.
Ma questa marcia non finisce qui.
Continua quando scegliamo l’onestà invece della convenienza.
Continua quando rifiutiamo il favore ingiusto.
Continua quando non ridiamo davanti alla prepotenza.
Continua quando difendiamo chi resta solo.
Continua quando insegniamo ai bambini che il rispetto vale più della furbizia, che la dignità vale più del potere, che la libertà vale più della paura.
Noi non vogliamo una terra muta.
Non vogliamo una Calabria rassegnata.
Vogliamo una comunità capace di camminare ogni giorno.
Una comunità che sceglie la verità anche quando costa.
La giustizia anche quando è scomoda.
La legalità anche quando sembra più difficile.
La cura anche quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte.
Per questo oggi diciamo che il coraggio della memoria è il coraggio delle scelte.
Scegliamo di ricordare.
Scegliamo di parlare.
Scegliamo di non restare in silenzio.
Scegliamo di custodire questa terra.
Scegliamo di liberarci dalle mafie.
Polistena è in cammino per la verità e la giustizia.
Per liberarci dalle mafie.
























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