Tu sei il Servo, in cui il Padre 

ha posto il suo compiacimento,

 colui che viene non per fare da padrone,

non per imporsi, ma per abbassarsi,

per accettare anche la morte

  pur di trasmettere la vita

 

Gen 2, 2023
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35° Marcia della Pace: i primi passi del nuovo anno nel nome della Pace

POLISTENA - Nessuno può salvarsi da solo, in piedi costruttori di pace. Sospinti da una responsabilità collettiva, in tanti, a Polistena, ieri, al tramonto del primo giorno dell'anno, in occasione della 35^ edizione della Marcia della Pace di Capodanno, rischiarando, candele in mano, le vie della città, hanno mosso i primi passi di questo nuovo anno, con la volontà di continuare ad essere per tutto l'anno artigiani di pace.

La Marcia è stata organizzata, come da tradizione, dall'associazione "Il Samaritano" guidata da don Pino Demasi, in collaborazione con la parrocchia Santa Marina Vergine, Duomo di Polistena, con la Diocesi di Oppido - Palmi, il Centro Polifunzionale Padre Pino Puglisi, il coordinamento territoriale di Libera ed i ragazzi e le ragazze del Servizio Civile Universale della parrocchia del Duomo. In prima fila l'Amministrazione comunale di Polistena guidata dal sindaco Michele Tripodi e tante Amministrazioni comunali del comprensorio, le comunità parrocchiali, le Istituzioni e tutto il mondo dell'associazionismo e del volontariato cittadino. Il primo momento, in Duomo, con la Concelebrazione Eucaristica per invocare il dono della Pace, presieduta dal Vescovo della Diocesi, Mons. Francesco Milito. "Ci ritroviamo qui ancora una volta -ha detto nel suo messaggio iniziale don Pino Demasi- ma con uno spirito diverso dagli altri anni Viviamo infatti il primo Capodanno di guerra in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Guerra che "insieme a tutti gli altri conflitti sparsi per il globo, rappresenta una sconfitta per l'umanità intera". Guerra che ci coinvolge tutti e capiamo ora quella "guerra a pezzi" di cui da tempo parla papa Francesco. Poco ascoltato. E allora la nostra presenza qui questa sera -ha aggiunto don Pino- diventa un impegno per "tracciare insieme sentieri di pace" nel quotidiano a partire dal nostro territorio, dove non c'è pace perché non vengono tutelati i diritti fondamentali sanciti peraltro dalla nostra Costituzione". Per don Demasi, "questo è il tempo di genitori, di insegnanti, di educatori e di pastori maturi, che sappiano essere veri maestri di vita e aiutino a credere al futuro". Da parte sua, il Vescovo Milito, nel corso dell'omelia, ha chiesto che "le nostre mamme siano le prime educatrici della pace", auspicando che si possa "camminare insieme verso la pace, perché solo uniti si vince". Al termine della Concelebrazione Eucaristica, ha preso il via la Marcia per le vie principali della città. Il lungo corteo è stato aperto dallo striscione "Nessuno può salvarsi da solo", sorretto dai giovani che si stanno preparando per la Giornata mondiale della gioventù di Lisbona. La conclusione della Marcia in piazza della Repubblica con l'intervento del "prete coraggio" don Giacomo Panizza, presidente e fondatore della Comunità Progetto Sud, che ha invitato ad azioni di pace, prendendoci anche cura della nostra casa comune, combattendo il virus delle disuguaglianze, ed imparando da Dio a desiderare un mondo d'amore. "E' giusto -ha concluso don Giacomo- diventare artigiani di pace, ognuno e insieme, facendo il più possibile gioco di squadra”.

Attilio Sergio (Gazzetta del Sud 02.01.23)



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06 Febbraio 2023

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.