Mag 23, 2017

A 25 anni dalla strage di Capaci, la nostra comunità rinnova il suo Impegno nel nome della Memoria

La nostra Parrocchia, tramite i volontari del servizio civile, unitamente al Coordinamento di Libera della Piana di Gioia Tauro e all’Istituto comprensivo F. Jerace hanno voluto ricordare la strage di Capaci a venticinque anni di distanza.

Il motivo della manifestazione dal titolo Capaci di ricordare – Capaci di impegnarci è stato  bene espresso dal nostro Parroco e referente di Libera all’inizio del sua relazione.“Ci sono date che segnano un prima e un dopo- ha affermato don Pino -Ci sono date che non si possono dimenticare. Ci sono date che consegnano alla storia delle persone che hanno creduto nello Stato, nella giustizia, nell’onestà e sono diventate simboli di un riscatto, che, però, non è mai compiuto del tutto, ma che chiede ogni giorno nuovo impegno perché la mafia è davvero una piovra tentacolare sempre pronta a riemergere, approfittando delle difficoltà in cui si dibatte la società, acuite dalla crisi. Il 23 maggio è una di queste date che nessuno ha il diritto di dimenticare”.

Ma per il nostro Parroco non dimenticare significa,  continuare ad impegnarsi con maggiore slancio e maggiore incisività soprattutto in questo momento di crisi economica in cui le mafie cercano in tutti i modi di emergere e di cavalcare il disagio sociale.

L’impegno per don Pino deve essere una  scelta di vita perché, come affermava  don Italo Calabrò “ Non basta essere antimafia- occorre reimpostare tutta una cultura  della vita”.

Proseguendo don Pino ha parlato di un impegno collettivo, che deve coinvolgere tutti. DA qui la necessità del recupero di un noi collettivo, di istituzioni giuste e comunità responsabili.

Per il nostro Parroco è questo il «tempo delle scelte nette per costruire un paese normale» dove i protagonisti siano i giovani a cui vanno però  «garantiti gli strumenti necessari per realizzarsi». Il passaggio conclusivo don Pino lo ha riservato ai figli delle ndrangheta, parlando della necessità di dare a questi ragazzi la possibilità di scegliere un altro modo di vivere. Per questo motivo ha ringraziato Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, per il suo impegno in questo versante  ’allontanando anche, se necessario, i figli dei boss dai loro familiari.

Prima dell’intervento di don Pino, nel suo saluto Il sindaco Michele Tripodi ha ricordato il ’92 come anno terribile che comunque ha prodotto «un sentimento di rabbia, di indignazione crescente”. E se «la mafia ha cambiato forme e metodi in maniera veloce – ha proseguito – anche le istituzioni non sono state da meno» perché «la lotta alla mafia non appartiene solo a magistrati e forze dell’ordine ma a tutti» in quanto «i cittadini devono fare la loro parte nell’interesse collettivo» in quella che è di fatto una «battaglia civica» .

Il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo F. Jerace, il Prof. Francesco Bagalà , nel suo intervento, partendo dal principio che «è compito della scuola far vivere i valori su cui si basa una società sana”ha voluto raccontare il cammino che la scuola da lui diretta ha realizzato in quest’anno  scolastico per educare i ragazzi ad essere bravi ed onesti cittadini e per prevenire il disagio. L’orchestra dei ragazzi del suo Istituto e le onorificenze che in quest’anno ha avuto sono la testimonianza più bella di questo impegno.

Le conclusioni sono state  affidate alle parole del vice presidente della Giunta Regionale Antonio Viscomi che ha veicolato  il suo intervento basandolo su tre punti qualificanti: il riconoscersi come comunità «per sostituire la parola interesse con inter essere, riscoprendo il senso dello stare insieme»; domandarsi «da che parte stai?, per sostituire il noi collettivo all’io individuale trasformando il ricordo in impegno»  perché «il costo di stare dalla parte sbagliata è altissimo» ed infine riscoprire «il senso del servizio, il senso dello Stato ed il senso del dovere» per essere tutti parte integrante del cambiamento specie in questa regione nella quale si «è ad un bivio: o cambiamo o scendiamo in picchiata».

Giuseppe Politanò animatore al centro d’aggregazione L. Marafioti e d attivista di Libera ha presentato  la serata  che ha visto come grandi protagonisti della stessa i ragazzi dell’orchestra dell’Istituto comprensivo F Jerace esibirsi in modo veramente encomibiale.

DI SEGUTO L'ARTICOLO DI ATTILIO SERGIO SU GAZZETTA DEL SUD DEL 25 MAGGIO 2017

Palermo chiama Italia e Polistena c'è. Sotto lo slogan "Capaci di ricordare, Capaci di impegnarci", una piazza della Repubblica gremita, in una città storicamente contro le mafie, ha fatto da cornice all'iniziativa di commemorazione e di riflessione, a 25 anni dalla strage di Capaci, promossa dal coordinamento di Libera della Piana in collaborazione con i ragazzi del servizio civile della parrocchia del duomo di Polistena e l'Istituto comprensivo "Francesco Jerace". Il primo momento dal titolo "Parole e musica contro le mafie", ha visto i volontari del servizio civile della parrocchia del Duomo ed i ragazzi di Libera alternarsi nella lettura di testi e testimonianze contro le mafie. Il secondo momento, dal titolo "Lotta alle mafie: tra memoria ed impegno", coordinato da uno dei giovani impegnati in "Libera", Peppe Politanò, è stato animato dalla musica dei ragazzi dell'Orchestra dell'Istituto comprensivo F. Jerace. Proprio Politanò, nel ricordare Giovanni Falcone, Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, ha riconfermato l'impegno dei giovani di Libera per il cambiamento, prendendo ad esempio positivo i giovani musicisti della Jerace, i quali dimostrano che il territorio si può emancipare grazie anche alla cultura e alla musica. Il sindaco della città, Michele Tripodi, ha, tra l'altro, affermato: "non è più tempo di voltarsi dall'altra parte, non basta essere legali, c'è bisogno di uno sforzo di tutta la comunità, occorre che la gente si svegli e reagisca, vista anche la recrudescenza in città, negli ultimi tempi, di atti intimidatori. Rinnovare quindi l'impegno antimafia come impegno di tutti, in quanto l'antimafia è un bene collettivo, quella contro le mafie è una battaglia di civiltà". Per don Pino Demasi, parroco del Duomo e referente di Libera, il ricordo di persone come Giovanni Falcone, diventate simbolo di un riscatto, richiede un nuovo impegno perché purtroppo le mafie ci sono ancora. " L'impegno per il cambiamento e la lotta alle mafie -ha aggiunto don Pino- devono diventare impegno quotidiano. La memoria che si trasforma in impegno, rappresenta una sfida per tutta la comunità". Per don Demasi è necessaria una rivoluzione culturale, in quanto il cambiamento richiede un "Noi collettivo" attraverso percorsi di condivisione e di corresponsabilità. "Solo la cultura dello stare insieme e del crescere insieme -ha detto ancora don Pino- può sconfiggere la cultura del profitto ad ogni costo e la mentalità mafiosa". Nel ringraziare i giovani, patrimonio di una terra che amano e che non vogliono lasciare, ha auspicato politiche educative e di lavoro per i giovani della Piana. Il dirigente scolastico della Jerace, prof. Francesco Bagalà, nel riconoscere l'impegno di Libera a far crescere la coscienza civile in tutti i cittadini, ha sottolineato l'importanza dell'educazione alla legalità all'intero delle scuole, auspicando un impegno comune sempre maggiore per la formazione dei ragazzi. L'iniziativa è stata conclusa dal vice presidente della giunta regionale, prof. Antonio Viscomi, il quale, nel percepire in piazza a Polistena "una comunità viva", ha indicato quale antidoto alla criminalità mafiosa, il riconoscersi comunità, riscoprendo il senso dello stare insieme e lo spirito comunitario- Ha invitato i calabresi a decidere da che parte stare, in quanto, ha aggiunto, "se vogliamo veramente contrastare le mafie in tutte le sue forme, abbiamo il dovere di riscoprire il senso del servizio, il senso dello Stato- Tiriamo fuori dalle tasche -ha concluso il prof. Viscomi- le nostre mani pulite ed iniziamo una rivoluzione civile".
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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.