Mar 7, 2016

Al centro Padre Puglisi riuscitissima la Festa del ventennale della legge sull’uso sociale dei beni confiscati

Oltre 700 studenti, autorità civili e militari, rappresentanti del volontariato, dell’associazionismo, del mondo della scuola, tanta gente comune, hanno visitato a Polistena, capitale in Provincia dell’antimafia sociale, il Centro polifunzionale Padre Pino Puglisi, toccando con mano la quotidianità(le esperienze ed i laboratori del Centro Marafioti, il servizio del poliambulatorio di Emergency) di un palazzo confiscato restituito alla collettività grazie all’impegno di Libera e dei giovani della parrocchia del Duomo.

L’occasione è stata il ventennale dell’entrava in vigore della legge 109/96 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, grazie alla raccolta di un milione di firme promossa da Libera. Polistena ha aperto le porte della cooperativa Valle del  Marro (la prima cooperativa in Calabria a lavorare sui beni confiscati) e del Centro polifunzionale Padre Pino Puglisi sorto proprio all’interno del palazzo confiscato nel quartiere Catena. Il Centro ha ospitato un evento molto importante(che sancisce un rapporto di collaborazione a livello centrale e periferico tra la Polizia di Stato ed il mondo di Libera): una mostra fotografica realizzata dalla Scuola superiore di Polizia.

La cerimonia d’inaugurazione si è svolta alla presenza del prefetto Claudio Sammartino, del questore Raffaele Grassi, del comandante del reparto operativo dei carabinieri ten. col. Vincenzo Franzese, del comandante provinciale della Guardia di Finanza colonnello Alessandro Barbera. Una mostra che ritrae alcuni momenti dei salvataggi dei ‪‎migranti in fuga dalle guerre e povertà dei loro Paesi, in cerca di un approdo di salvezza. La mostra dal titolo emblematico “Lo specchio delle identità, immagini tra solidarietà e sicurezza”, rappresenta un documento storico di 23 anni d’emergenza migratoria, curato dal sociologo della comunicazione Mauro Miccio, per inquadrare l’attività quotidiana della ‪Polizia di Stato nell’assistenza tecnica, medica e umanitaria ai migranti, dalla prima accoglienza fino allo smistamento nelle varie località di destinazione. “La legge 109 –ha detto il referente di Libera e parroco del duomo cittadino don Pino Demasi- ha portato buoni frutti sul versante sociale.

Festeggiamo il ventennale dell’entrata in vigore della legge sul riutilizzo dei beni confiscati ospitando una mostra molto bella. E’ la mostra di una storia attuale, di un calvario umano, che racconta l’impegno della Polizia e delle Prefetture; una mostra che sancisce un impegno tra Libera e le forze dell’ordine, un lavoro di rete con un obiettivo comune: sconfiggere le mafie”. Il questore Raffaele Grassi ha affermato: “queste foto dimostrano quello che siamo: uomini e donne sempre al servizio della gente, impegnati a combattere la criminalità e ad affermare la legalità. Assieme possiamo fare tanto, assieme possiamo sconfiggere questo cancro che è la ‘ndrangheta”. Il sindaco di Polistena, Michele Tripodi, nell’annunciare la pubblicazione del bando pubblico per l’affidamento di altri 3 beni confiscati alle cosche, si è detto orgoglioso della “bellissima realtà rappresentata da Libera e dalla parrocchia guidata da don Pino Demasi”. Queste le riflessioni del prefetto Claudio Sammartino:“don Pino mi ha insegnato molte cose ma il più bel insegnamento è questo palazzo, e ciò che è cresciuto al suo interno grazie a don Pino e ai suoi ragazzi.

Qui, in questa struttura ora bella e accogliente, c’è un albero di vera novità che è cresciuto, testimonianza vera di come si applicano le leggi a favore della comunità. Questo albero di novità rappresenta il modo migliore per erodere spazi e sconfiggere la ‘ndrangheta”. L’intesa giornata si è conclusa con la “Cena della legalità” presso l’Ostello Gianni Laruffa, ubicato all’interno del Centro. A fare da “padroni di casa” i prodotti buoni e genuini della cooperativa Valle del Marro e delle cooperative del circuito di “Libera Terra”.

Attilio Sergio

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.