Feb 21, 2019

Glock 21 - La risposta dei giovani di Libera della Piana di Gioia Tauro

LA PIANA NON E' FATTA DA “NUMERI UNO” - Abbiamo un pesante ronzio in testa, un macigno grosso, siamo anche disgustati moralmente. 

 

Siamo i numeri zero. Siamo qui, da sempre: senza rolex, gioielli, macchine lussuose. Siamo nella nostra Piana di Gioia Tauro, siamo figli e nipoti di raccoglitrici di ulive, di uomini senza pane, senza diritti, figli di umili genitori che, guidati dalla fede cristiana, hanno saputo superare le tante difficoltà della vita.

Abbiamo il sole del Mar Tirreno di fronte ai nostri occhi e le bellezze montuose dell’Aspromonte alle nostre spalle. Respiriamo e abitiamo le piazze popolari con i bambini di ogni posto del mondo, trasmettiamo ai giovani, come noi, la passione autentica di restare nel nostro territorio per costruire una cultura che sa di libri, storia, poesia e valori sani.

Abbiamo i nostri spazi, anche noi sulla strada, i nostri miti, le nostre leggende e le nostre canzoni. “La libertà l’abbiamo vista nei campi coltivati”, negli sguardi e nelle parole di chi si è sporcato le mani per creare e valorizzare le bellezze della Calabria.

E non siamo davvero nessuno, camminiamo per strada, a testa alta, con la schiena dritta e vediamo tutti i giorni il sole. Sì, il sole. Non i bunker, le armi e la droga.

Siamo qui per un nuovo umanesimo e rinascimento umano e cristiano.

E' necessario reagire con fermezza e orgoglio alla deriva culturale e sociale promossa da un video musicale che umilia l'impegno e la storia di tante e tanti di noi nella narrazione di una terra bella che ha saputo contrastare le logiche criminali e mafiose attraverso pratiche di riscatto e di partecipazione attiva.

Il territorio della Piana è da sempre un luogo di grandi contraddizioni: da una lato lo strapotere delle mafie e i messaggi di individualismo e dall'altro le tante associazioni di volontariato laiche e cristiane, i tanti giovani che hanno deciso di restare per costruire comunità giuste e legali.

Lanciamo un appello accorato a tutti coloro si sentono protagonisti positivi delle nostre comunità territoriali: oggi, più che mai, è importante essere uniti nel contrasto ai messaggi fuorvianti generati da giovani che non rappresentano la Piana di Gioia Tauro, giovani con gli occhi tristi di chi non ha saputo cogliere il senso vero dell'essere calabresi.

Quegli occhi tristi e spenti vanno aiutati a comprendere che l'appartenenza alla comunità degli uomini e delle donne della Piana si fonda su ben altro.

Persino il linguaggio musicale che loro usano, non ci appartiene.

Dobbiamo avere la forza e il coraggio di passare dai “segni del potere al potere dei segni”: dai SEGNI DEL POTERE criminale e mafioso come l'utilizzo delle armi, l'ignoranza di credere che il denaro compra tutto, i linguaggi violenti e volgari della prevaricazione al POTERE DEI SEGNI positivi di progresso come il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla 'ndrangheta, oggi luogo di formazione, educazione e di crescita, come l'impegno delle giovani cooperative di servizi e volontariato, le tante esperienze di Estate Ragazzi e dei campi di “E!state Liberi”, il protagonismo attivo alla vita democratica.

Ai falsi miti della 'ndrangheta contrapponiamo, ogni giorno, le tante storie e vite delle centinaia di vittime innocenti delle mafie: uomini e donne, uccisi da quegli strumenti di morte utilizzati come simbolo di potere. Uomini e donne che hanno saputo impegnare la propria vita personale e professionale a difesa dei diritti individuali e collettivi.

Dobbiamo ripartire da lì.

Nè Glock né Block né Stock...

Noi di 21 conosciamo solo il 21 marzo: primo giorno di primavera, giorno di rinascita e rigenerazione, giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Continuiamo il nostro impegno, passo dopo passo: volti colorati, alla luce del sole, con il sorriso di chi ama la propria terra e di chi ha scelto da che parte stare.

Con molta umiltà, ma con chiarezza diciamo che siamo i giovani che ci ritroviamo in queste idee ad essere il presente ed il futuro di questa terra.

Polistena, 21.02.2019

 

I giovani di Libera

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.