Gen 1, 2016

La ventottesima Marcia della Pace di Capodanno

“RIBELLIAMOCI ALLA GLOBALIZZAZIONE DELL’INDIFFERENZA” - Anche la ventottesima Marcia della Pace di Capodanno, organizzata dalla nostra Associazione di volontariato Il Samaritano, ha coinvolto migliaia di persone provenienti da tutto il comprensorio; gente comune, espressione del mondo ecclesiale ma anche della società civile, dei movimenti, delle associazioni e anche del mondo della politica.

Presenti  oltre al  Sindaco di Polistena ( con i suoi Assessori, il Presidente del  Consiglio Comunale ed i rappresentanti consiliari di maggiorana e minoranza),i Sindaci di Cinquefrondi, Cittanova, Galatro, Melicucco, Scido e Taurianova.

Era presente inoltre una folta delegazione dei ragazzi della tendopoli di San Ferdinando.

Dopo la Concelebrazione Eucaristica, presieduta dal Vescovo Milito, nonostante una pioggerellina abbastanza battente, la Marcia si è  snodata per le principali vie del centro cittadino per poi concludersi in Piazza della Repubblica con  la testimonianza di Domenico Richichi della Comunità di S. Egidio e quella di Padre Gianni Ladiana e di un ragazzo di colore ferito l’altra sera alla tendopoli di Napoli.

LA Marcia quest’anno è diventata anche social. Sono state infatti  tantissime le persone che hanno accolto l’invito di scattarsi un selfie con la scritta ”Dico no all’indifferenza”e motivare la partecipazione.

Marcia della pace 2016 saluto iniziale di don Pino Demasi

“Prima di tutto, Signore, ti vogliamo chiedere perdono. Siamo consapevoli che, attraverso il nostro stile di vita, siamo causa di tanta sofferenza dei nostri fratelli e sorelle, nonché dell’oppressa e devastata terra”.

Con queste parole del  Patto delle catacombe, da un nutrito gruppo di vescovi, presbiteri, religiosi e laici rinnovato il 16 novembre scorso a 50 anni dal Concilio, voglio iniziare questo  nostro ventottesimo appuntamento all’inizio del nuovo anno.

Siamo qui infatti per  far giungere il nostro sostegno alle Parole del Sommo Pontefice e alla sua sollecitudine per la pace nel mondo. Vinci l’indifferenza e conquista la pace. Ma  vincere l’indifferenza e lavorare per la pace significa innanzitutto rinnovare la nostra opzione per i poveri, per gli “scarti” di questa opulenta umanità che non ammette eccezioni, che non accoglie, che non sa più piangere. Oggi, purtroppo è il tempo del pianto. Perché come ci ricordava Papa Francesco nell’omelia del 19 novembre, il Signore piange come fece a Gerusalemme e piange perché noi abbiamo scelto la strada delle guerre, la strada dell’odio. La guerra miete vittime. La guerra non ha colore, non ha religione, non ha razza. La guerra è odio, è morte, non sposa un ideale. E le vittime sono soprattutto tra i poveri, diseredati per la nostra avidità, che muoiono sotto le macerie delle bombe, così come per colpa dei nostri giochi in borsa.

Per  ritrovare la compassione e la tenerezza del cuore bisogna ritornare ad essere umili e poveri.

In un tempo di rombi di guerra, di migliaia di chilometri di fili spinati , di armamenti in crescita e finanza che domina; in tempi di scarti umani che crescono e migranti che muoiono; in tempi in cui le mafie sono ritornate a fare da padroni in questa Regione ed in  questo  territorio … siamo chiamati a ribellarci alla globalizzazione dell’indifferenza, questa malattia spirituale che anestetizza i cuori e addomestica le coscienze e ritornare ad essere operatori di pace, camminando poveri tra poveri, attenti al nostro prossimo, alle persone più indifese, migranti, carcerati, donne , malati, disoccupati, non voltando lo sguardo ai loro  bisogni e alle loro  fragilità, saldando il cielo con la terra, la dimensione spirituale con l’impegno sociale.

“È l’ora che ci prendiamo a cuore l’altro, generiamo fraternità, svegliamo le coscienze cercando di andare oltre la cultura della rassegnazione e della sudditanza”.

Impegniamoci allora a “curare la nostra casa comune” accettando la sfida di Papa Francesco che, di fronte alla “grave crisi ecologica” causata dall’uomo e che sarà pagata dai poveri, ci chiama ad una conversione ecologica, basata su relazioni sane “con il mondo che ci circonda”.

Impegniamoci a lottare contro ogni forma di violenza, di sopraffazione e di cultura mafiosa che genera criminalità organizzata, corruzione, inquinamento ambientale e morte.

Impegniamoci individualmente  e collettivamente per costruire anche in terra di ndrangheta una casa comune dove vengono abbattuti i potenti - prepotenti dai troni e innalzati gli umili,dove i diritti vengano tutelati e la dignità delle persone salvaguardata.

Impegniamoci a vivere in uno stile sobrio ovunque nell’abitazione, nel cibo, nell’abbigliamento. Impegniamoci a condividere quello che siamo ed abbiamo. Ad accogliere. A fare spazio. Ad abbattere i muri. A fare  delle nostre case  e delle nostre chiese “la casa dei poveri”.

Con un grande sogno nel cuore – lo stesso di Isaia – il sogno di vedere un agnello seduto accanto al lupo, di una terra calda e accogliente, di un creato svuotato di rifiuti e speculazioni, saluto  e ringrazio tutte le autorità di ogni ordine e grado e tutti voi presenti che ancora una volta questa sera avete scelto di stare a fianco a noi.

E preghiamo il Dio della Pace perché la nostra vita sia povera. Perché sia al servizio dei poveri e non della guerra e delle mafie.

- PATTO PER LA CONQUISTA DELLA PACE-

“È l’ora che ci prendiamo a cuore l’altro, generiamo fraternità, svegliamo le coscienze cercando di andare oltre la cultura della rassegnazione e della sudditanza”.

Mi impegno a “curare la nostra casa comune” accettando la sfida di Papa Francesco che, di fronte alla “grave crisi ecologica” causata dall’uomo e che sarà pagata dai poveri, mi chiama ad una conversione ecologica, basata su relazioni sane “con il mondo che mi circonda”.

Mi impegno a lottare contro ogni forma di violenza, di sopraffazione e di cultura mafiosa che genera criminalità organizzata, corruzione, inquinamento ambientale e morte.

Mi impegno individualmente e nella collettività a costruire anche in terra di ndrangheta una casa comune dove vengono abbattuti i potenti –prepotenti dai troni e innalzati gli umili, dove i diritti vengano tutelati e la dignità delle persone salvaguardata.

Mi impegno a vivere in uno stile sobrio ovunque nell’abitazione, nel cibo, nell’abbigliamento.

Mi impegno a condividere quello che sono e ho. Ad accogliere. A fare spazio. Ad abbattere i muri. A fare  della mia casa “la casa dei poveri”.

Mi impegno a nutrire il sogno del profeta Isaia, di vedere un agnello seduto accanto al lupo, di una terra calda e accogliente, di un creato svuotato di rifiuti e speculazioni.

Mi impegno a pregare il Dio della Pace perché la mia vita sia povera. Perché sia al servizio dei poveri e non della guerra e delle mafie.

Comunicazioni

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.