Set 14, 2018

Messaggio del Parroco agli studenti all’inizio del nuovo anno scolastico

Carissimi studenti, all’inizio del nuovo anno scolastico, come da tradizione, intendo rivolgermi a tutti voi per un augurio davvero sincero di un anno scolastico proficuo per la vostra crescita individuale e per il bene di tutta la nostra comunità.

E lo faccio prendendo a prestito le parole di Papa Francesco: “Vorrei dire che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori. E questo è molto importante.
Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!” (10 maggio 2014).

Imparare a parlare tre lingue armoniose e insieme… non solo a scuola, ma nella vita di ogni giorno. E’ questo il compito, che vi attende, cari ragazzi. Ma per realizzare tutto questo è importante, come vi ricordavo nel messaggio dello scorso anno, essere persone libere. Noi viviamo in una società che in realtà non vi educa alla libertà, ma allo spontaneismo.

Lo spontaneismo dà l’impressione di essere estremamente libero, sciolto da tutto; in realtà chi vive nello spontaneismo è condannato ad agire nel breve raggio delle cose che danno piacere, perché i nostri istinti è lì che vanno. Quindi è ben poco libero.

Abbiamo bisogno invece di orientarci, e orientarsi vuol dire “darsi un ordine”, intendendo con ordine un fi ne molto chiaro a cui la persona ragionevole e libera orienta tutto.

Per questo motivo estendo a tutti, la proposta che è venuta fuori nei giorni scorsi a Loreto, nel corso del campo scuola con alcuni di voi: la necessità per ognuno di avere una

“REGOLA DI VITA”.

La parola “regola” non deve spaventarci; deriva dal verbo latino regere, il cui signifi cato è dirigere, guidare: è un verbo che richiama la direzione dei nostri passi.

Noi siamo liberi non perché senza regole, ma perché, grazie ad esse, siamo capaci di camminare in autonomia nella direzione individuale scelta. Una vita orientata è una vita che ha un fi ne, degli obiettivi, delle risorse e che le organizza per non perire nel caos delle proprie emozioni, delle proprie esperienze a raggio corto.

Ecco perchè la necessità di una REGOLA DI VITA in cui ognuno enuncia con parole proprie quei valori e quei principi che animano l’agire proprio e della comunità e sceglie di conseguenza
consapevolmente delle regole condivise.

Non un nuovo decalogo, né una lista della spesa, bensì una bussola che aiuti ad assumere uno stile di vita che ci permetta di parlare le tre lingue, suggerite da Papa Francesco!

Una regola di vita vi permette di dare un senso anche alla movida perché aiuta ognuno di voi, come ho detto più volte, a viverla come occasione di relazioni vere e non come occasione di
“sballo”, di esperienze – limite per provare l’ebbrezza e vincere la noia.

Perché allora non provarci a dotarsi di questa carta fondamentale che è la regola di vita?

Da parte mia e della Parrocchia la massima disponibilità ad accompagnarvi nella stesura e nell’impegno poi a viverla.

Ragazzi, non sprecate tempo! Sappiate viaggiare nella vita e non girovagare senza meta!

Apritevi al mondo, coltivate le amicizie, incontrate la gente e sappiate essere testimoni autentici di giustizia. Abbiate la forza di non cedere ai compromessi ed ai ricatti del nostro tempo.

Cercate soprattutto di schierarvi con quella parte migliore della società che guarda alla diversità come ricchezza: ognuno con la propria storia e la propria vita, ma accomunati dai battiti di un
cuore che si emoziona ancora e dai passi di un cammino che punta a costruire strade e sentieri nuovi mettendo al centro delle proprie politiche la vita delle persone, soprattutto degli ultimi della storia.

Buon viaggio e grazie a tutti coloro che saranno vostri compagni di viaggio, soprattutto gli inseganti ed i genitori.

Da parte mia vi assicuro che continuerò ad esserlo con discrezione, ma con tanta passione e tanto affetto e soprattutto affidandovi quotidianamente al Signore.

Don Pino 

Polistena, 15 settembre 2018
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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.