Gen 1, 2017

Sera di Capodanno migliaia di persone in piazza nel segno della pace

POLISTENA - "In piedi costruttori di Pace!". Capodanno all'insegna della non violenza e della pace ieri sera a Polistena dove, in tanti, hanno accolto l'invito dell'associazione "Il Samaritano", guidata da don Pino Demasi, scegliendo, ancora una volta, di cominciare l'anno fuori dalle proprie case,scendendo in piazza per un sì alla pace, per dire che la pace è possibile e che è il bene più prezioso dell'umanità.

Insieme, cittadini, sindaci, testimoni di giustizia, giornalisti sotto scorta, il vescovo della Diocesi e tanti sacerdoti, rappresentanti del mondo dell'associazionismo e del volontariato, hanno voluto manifestare quello che don Pino Demasi ha indicato come "l'impegno ad abbattere i muri che separano gli uni dagli altri e a costruire ponti che uniscano".

Ha 29 anni di vita la Marcia della Pace di Capodanno di Polistena. Quest'anno il programma dell'iniziativa si è aperto con il raduno dei partecipanti sul piazzale adiacente alla Chiesa della Santissima Trinità - Santuario di Maria SS. dell'Itria. Qui, don Pino Demasi, parroco del Duomo, ha accolto i partecipanti con un messaggio forte e chiaro sul significato della Marcia della Pace 2017. Nel ricordare tante situazioni drammatiche, a partire dalla Siria, don Pino, si è soffermato sul territorio della Piana, "un territorio spesso intriso di illegalità diffusa, di violenza, di soprusi, di non tutela dei diritti", ricordando le tante povertà, la devastazione delle risorse naturali e l'inquinamento in atto, ma anche la mancanza di lavoro e la tragedia dello sfruttamento del lavoro, nonché le violenze sulle donne. Con sofferenza, don Pino ha anche ricordato il gioco d'azzardo, il fenomeno dilagante dell'usura, la criminalità ed il rifiorire della prostituzione. Don Pino ha invitato tutti a far sì che la nonviolenza sia lo stile caratteristico delle nostre azioni, delle relazioni, della politica. "Non perdiamo l'opportunità - ha aggiunto l'arciprete della città - di una parola gentile, di un sorriso, di ogni piccolo gesto che semini pace e amicizia, a partire dall'interno delle nostre famiglie. Vogliamo cominciare un nuovo anno di lavoro e di speranza. Perché ce lo chiedono con forza i poveri e le vittime delle guerre, delle mafie e dei soprusi. Ce lo chiede la gente del nostro territorio che ha bisogno di persone che l'aiutino ad alzare la testa dinnanzi ai violenti di turno".

Subito dopo è stato proiettato un video, un no deciso alla violenza, all'avidità e all'odio, ed un sì al cambiamento e alla bontà, preparato dai ragazzi del servizio civile della parrocchia del Duomo e commentato da Francesco Trimboli. Ha preso quindi avvio la marcia vera e propria. In testa al corteo gli scout della parrocchia a sorreggere lo striscione dell'Itis cittadino con su scritto "La non violenza stile di una politica per la pace". Subito dietro lo striscione con i colori dell'arcobaleno della pace. A seguire le autorità, a cominciare dal sindaco Michele Tripodi e dall'intera giunta comunale. In corteo anche il consigliere metropolitano Giuseppe Zampogna e tanti sindaci del comprensorio. La luce delle candele ha rischiarato il percorso: piazzale Trinità, via Cavour, via Trieste, piazza della Repubblica, via comm. Grio, via Veneto, via dei Fiori, viale Italia. La marcia della Pace di Capodanno ha fatto sosta presso il piazzale Suor Maria Teresa Fioretti. Qui, i 55 studenti egiziani che frequentano l'Itis cittadino hanno intonato un canto di Pace. E' stata quindi la volta della testimonianza della famiglia Hassan El Muel, proveniente da Damasco (Siria), ospite del progetto Sprar di Cerzeto, in provincia di Cosenza. Toccante, come al solito, l'esibizione della cantastorie Francesca Prestia che ha eseguito una ballata dedicata a 6 donne uccise dalle mafie ed un'altra dedicata agli emigrati che raggiungono con i barconi le nostra coste. La marcia è quindi proseguita e dopo aver attraversato via comm. Grio, via F. Jerace, piazza della Repubblica e via Valensise, è giunta in Duomo, dove, il vescovo della Diocesi, Mons. Francesco Milito, ha presieduto, commentando il messaggio del Papa, una solenne concelebrazione eucaristica.
Attilio Sergio - Gazzetta del Sud

POLISTENA - Emozioni forti lungo il percorso della Marcia della Pace di Capodanno. Tante le testimonianze e le riflessioni, a cominciare dai giovani volontari, in parrocchia, del servizio civile, i quali, attraverso immagini e pensieri, hanno catechizzato tutti sull'importanza della fratellanza tra gli uomini, in quanto "ogni persona è vita, è storia". Altro momento toccante durante la sosta presso il piazzale intitolato a suor Maria Teresa Fioretti operatrice di pace. Qui, 55 ragazzi egiziani, ormai integrati in città dove frequentato l'Itis "Michele Maria Milano", hanno cantano la loro voglia di pace attraverso dei loro canti tradizionali. E' stata quindi la volta della famiglia siriana Hassan El Muel, fuggita dalla guerra in Siria. Da 6 mesi in Calabria, provengono da Damasco, sono ospiti del progetto Sprar di Cerzeto (Cs). Il capo famiglia, ha innanzitutto ringraziato il popolo e lo Stato italiano per aver accolto i rifugiati di guerra. Ha raccontato che in Siria la guerra ha distrutto scuole ed ospedali, per cui è stato costretto a fuggire anche per potersi curare. Ha raccontato distruzione e morte, ma soprattutto ha testimoniato il valore dell'accoglienza. Emozioni forti anche grazie alle ballate della cantastorie Francesca Prestia che ha raccontato, in musica e versi, il coraggio e la voglia di riscatto delle donne e del popolo calabrese.
Attilio Sergio - Gazzetta del Sud

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.