Feb 2, 2018

TRENO DELLA MEMORIA 2018 – il racconto dei nostri ragazzi

Il Treno della Memoria, giunto alla XIV edizione, è uno dei progetti più significativi al mondo che accompagna ragazzi di tutta Italia a visitare i campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau.

Noi questa esperienza l’abbiamo fatta nei giorni scorsi e ci ha fatto incontrare una  dimensione a noi ignota, il dolore e la morte tragica di milioni di persone. Un viaggio nella memoria delle brutture dell’uomo.

Il treno è un viaggio che racconta la storia e le memorie del passato,  ma è anche un  viaggio che ci ha portato a riflettere sul nostro impegno nel presente.

Quest’anno è toccato a noi giovanissimi della Parrocchia Santa Marina Vergine del Centro Polifunzionale Padre Pino Puglisi.

Prima della partenza ci sono stati dei momenti di formazione e attraverso alcune attività laboratoriali abbiamo scoperto dettagli che mai avremmo immaginato.

Grazie a questi momenti  abbiamo capito ciò che avremmo visitato e perché questo viaggio è stato così importante per la nostra crescita.

Durante questi incontri abbiamo conosciuto Ademaura, Christel , Fabiana, Luigi e Natalie parte degli educatori che ci hanno accompagnato in questo percorso.

Siamo partiti lunedì 22 gennaio con la consapevolezza che al nostro ritorno qualcosa in noi sarebbe cambiato, con emozioni contrastanti come la voglia di scoprire cose nuove, quindi la felicità e l’intraprendenza, ma anche la paura e l’incertezza verso quello che avremmo visto al nostro arrivo.

Il viaggio effettivo è cominciato martedì 23 con un’assemblea plenaria e gli auguri di buon viaggio da parte del preside della scuola che ci ospitava, del nostro accompagnatore e responsabile del Centro Polifunzionale, Giuseppe Politanò, e da parte del presidente dell’Associazione Treno della Memoria, Paolo Paticchio.

Quella mattina stessa abbiamo scoperto quale sarebbe stata la nostra prima tappa : Budapest.

Dopo quasi 16 ore di autobus siamo arrivati nella grande città di Budapest e subito dopo aver mangiato abbiamo visitato l’Holocaust  Memorial Center , che commemora più di mezzo milione di ebrei ungheresi o deportati in Ungheria, che morirono  per mano dei nazisti.

Inizialmente era un sinagoga che dopo il restauro è diventata un museo permanete dove sono raccontate le radici delle azioni devastanti compiute durante la seconda guerra mondiale.

Quello che a tutti noi è rimasto impresso nella mente è stata la commemorazione al monumento delle scarpe, quaranta metri di banchina, 60 paia di scarpe di bronzo arrugginito, annerito, logorato dalle intemperie, 60 paia di scarpe che sembrano vere, 60 paia di scarpe che tolgono il respiro.

Niente più campi di concentramento, il Danubio fu reso complice di tanto massacro. Torturati, violentati, erano poi trascinati sulle sponde di Pest, sguardo verso il fiume, derubati delle proprie scarpe, merce preziosa, simbolo di fuga, viaggio, libertà, e della propria dignità.

Sono scarpe diverse: piccole, grandi, di uomini,  donne,  bambini, alcune infiorate, altre contenenti preghiere silenziose, ed è come se le anime perdute di quella gente vaghino ancora in modo perpetuo.

Il giorno dopo siamo partiti per Cracovia , ed abbiamo fatto una visita guidata teatralizzata, incontrando attori che ci hanno fatto ritornare nel passato e dimenticarci del presente.

Successivamente siamo stati al quartiere ebraico, che prima dell’arrivo dei nazisti era una delle zone più popolate della città. Il ghetto ebraico , una prigione all’aria aperta creata dai nazisti, e la fabbrica di Schindler uno dei posti simbolo della seconda guerra mondiale, ora museo che ospita una mostra permanente che è dedicata alla documentazione dell'occupazione nazista della città durante la II Guerra Mondiale. Esso racconta la  vita quotidiana dei deportati, la storia della comunità ebraica, il destino dei lavoratori della Fabbrica e la storia di Oskar Schindler stesso.

Il museo è molto grande, ma la parte finale è quella che ha suscitato in noi più emozioni  forse perché alla fine è apparso davanti a noi  c’è un corridoio buio con un pavimento morbido ed è li che dai la tua interpretazione, è il rifletti su tutto ciò che hai visto; per esempio molti noi hanno avuto la sensazione di camminare su dei cadaveri.

Il giorno più significativo di tutti è stato domenica 28, perché abbiamo visitato i campi di concentramento di Auschwitz –Birkenau.

La prima cosa che noti appena si arriva è il cancello con la scritta “Arbeit macht frei” in italiano “il lavoro rende liberi”, ma è soltanto una beffa perché qui si tratta di morte certa; Ai nostri occhi c’è una differenza tra Auschwitz e Birkenau, perché il primo visto da fuori ti sembra un villaggio e solo entrando ti rendi conto di cosa è stato capace l’uomo, mentre Birkenau è proprio quello che ti aspetti , un campo  di sterminio, dove avverti ancora quell’odore acro che ci ha accompagnati per tutta la visita.

Il momento più toccante e significativo è stata la commemorazione perché tutti quegli uomini e donne dalle testa rasata e lo sguardo che sembra perforarti l’anima hanno bisogno di essere ricordati.

Visitare un campo di concentramento e di sterminio ci ha permesso di essere più consapevoli.

Consapevoli del male che un uomo può fare.

Consapevoli delle sofferenza gratuita che un uomo può provare.

Una consapevolezza che tutti dovremmo acquisire nella nostra vita.

Tutti bene o male sappiamo ciò che è successo, grazie ai libri di scuola ai documentari ecc ecc.

Ma andare e vedere con i propri occhi è un’altra cosa, toccare con mano il legno freddo dove le donne dovevano dormire prima di essere portate a morire è un’altra cosa. Noi abbiamo avuto questa grande opportunità e diremo sempre grazie a chi ha permesso tutto ciò, perché quello che abbiamo visto ci ha portato ad una conoscenza non solo del passato ma anche dell’aiuto di cui ha bisogno la nostra società oggi.

Perché come disse Primo Levi: “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Adriano, Alessandro, Benedetta, Christian, Daria, Domenico, Elisa, Sara, Filippo, Francesca, Francesco, Giulia, Iacopo, Luigi, Marco, Mariaelena, Martina, Michela, Pablo, Riccardo, Vincenzo.

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.