La festa patronale icona identitaria e fondativa del nostro essere comunità

Con l’obiettivo, come ha sottolineato il nostro parroco nel suo messaggio,  di un maggiore impegno per “fare della nostra città il luogo delle relazioni, il luogo dell’incontro come risposta alle solitudini e ai disagi di ogni tipo, il luogo dove la testimonianza si fa  racconto della speranza vissuta”, dopo l’interruzione di due anni a causa del covid è ritornata alla grande la festa in onore di Santa Marina vergine, patrona della città.

Larghissima la partecipazione a tutte le celebrazioni  previste in calendario. Il coinvolgimento dei nonni e degli anziani, nella seconda giornata del triduo, è stato un momento significativo ed un’occasione importante per rinsaldare il dialogo tra generazioni. Così pure la presenza alla celebrazione  eucaristica di sabato, di numerose coppie che nel corso dell’anno celebrano i 25 o i 50 anni di matrimonio è stata utile per tutta la comunità per riflettere sul ruolo fondamentale della famiglia. La concelebrazione  eucaristica sul sagrato e la processione il giorno della festa, con la presenza straordinaria dei giovani portatori sono stati  il momento più bello della festa, che ha visto un popolo ritrovarsi unito nella gioia.

 Di seguito l’omelia del nostro Parroco durante la celebrazione.

S. Marina  17.07.22

Dopo l’interruzione  a motivo della pandemia, ci ritroviamo ancora una volta sul sagrato della chiesa madre della città per vivere il momento centrale della festa patronale: la celebrazione  dell’Eucarestia e la processione della statua di S. Marina e dei  santi che veneriamo nelle nostre comunità.

Saluto i confratelli Sacerdoti, il Signor Sindaco, tutte le autorità di ogni ordine e grado e  tutti i presenti. Un particolare saluto e ringraziamento a coloro che a vario titolo anche quest’anno si sono adoperati per farci vivere questo momento di festa e un grazie a coloro che  si son fatti  carico di portare in processione le statue dei Santi, che noi veneriamo.

La festa patronale è certamente una delle icone identitarie e fondative della nostra comunità ; ma perché tutto ciò non sia solo una proclamazione verbale è necessario che essa diventi punto di convergenza, sia per la comunità cristiana che per la comunità civile, in vista di scelte opportune, a vantaggio del bene di tutti.

L’obiettivo è la costruzione di una città a misura d’uomo, che lotta contro ogni genere di povertà e non sia un luogo anonimo, dove regna la solitudine e l’indifferenza gli uni per gli altri, tanto meno la discriminazione e l’intolleranza.

Tocca a tutti dare un’anima, un volto rinnovato alla città, che si presenta agli occhi di quanti giungono per qualunque motivo come uno specchio del nostro comune sentire, un riflesso della nostra anima.

Oggi, nella celebrazione di questa Eucaristia, mi rivolgo in particolare ai fratelli e alle sorelle cristiani. Se la città è lo spazio in cui Dio abita, la comunità cristiana è l’ambiente privilegiato dove Dio si fa vicino, dove viene incontro agli uomini, è il luogo dove Dio si dona.

La comunità cristiana è la casa dove si plasmano e si fortificano i battezzati, con la grazia dei doni di Dio, perché essi stessi diventino, là dove essi vivono e si incontrano con le persone, un segno vivo del Dio misericordioso, di cui Gesù Cristo è immagine piena e trasparente.

La comunità cristiana è anche il luogo dove si tessono relazioni, non convenzionali, né superficiali, dove si prende coscienza della vita che scorre e dei problemi che nascono, una scuola in cui si preparano i cristiani a svolgere, dentro la città stessa, responsabilità e impegni precisi, se si vuole evitare il rischio della insignificanza sociale e culturale. 

Diventare segni efficaci dell’amore di Dio per gli uomini e le donne del nostro tempo nel nostro ambiente, è l’affascinante compito di tutti i cristiani, ma è anche l’occasione favorevole in cui incidere profondamente, a servizio della società, dei poveri, dei più vulnerabili, di quelli che la società facilmente scarta.

I cristiani, per loro condizione, sono chiamati a tradurre nella storia di quaggiù, almeno in parte, i segni escatologici del Regno di Dio, che saranno realizzati in pienezza nella vita futura. 

È un compito che la comunità cristiana accoglie come sfida, così da rendersi presenza propositiva, attenta, responsabile, e a volte anche critica, dentro le stesse istituzioni civili, così come indicato da  papa Francesco nella Evangelii Gaudium, al n.75 “Vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza, in qualsiasi cultura, in qualsiasi città, migliora il cristiano e feconda la città“.

Le comunità ecclesiali di questa città, non si sono tirate indietro nei momenti dell’impegno, della solidarietà e dell’accoglienza e non verranno meno in futuro, soprattutto in questo momento in cui bisogna lottare maggiormente per la tutela del diritto alla salute e per il  superamento dell’emergenza educativa.

Fanno tutto ciò nella certezza che accogliere i poveri è servire Cristo, lottare per dare dignità a chi ne è privo è riconoscere la comune figliolanza di Dio, che vuole tutti i suoi figli segno della sua gloria.

Fanno tutto ciò nella consapevolezza di dover essere trasmettitori della Misericordia di Dio in un contesto cittadino in cui purtroppo regna tanta conflittualità e aggressività, ma dove c’ è tanto ardente desiderio di sperimentare ascolto reciproco, dialogo, fraternità, nel pieno rispetto delle competenze  e legittime posizioni ideologiche; in un contesto cittadino  dove sono numerose le persone, e fra queste anche i giovani, che avvertono il bisogno di essere accompagnate e assistite nelle loro domande e nelle loro inquietudini, di ricercare forme di riconciliazione con loro stessi, con gli altri e con Dio, di essere iniziati nel mistero della propria ricerca di vita e felicità. 

In questo affascinante lavoro è da guida  la pagina evangelica che abbiamo proclamato dove la figura di Marta, che assomma in sé la premura di Abramo per i tre viandanti e la dedizione del buon Samaritano della pericope evangelica precedente, necessita però di completamento; e lo trova in Maria. L’attività e la dedizione di Marta valgono solo se sono conseguenza della contemplazione espressa da Maria, “la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola”.

È quello che in questa Eucarestia vogliamo chiedere al Signore per intercessione di Santa Marina e dei Santi, la cui effigie fra poco porteremo in processione.

Donaci sempre, Signore, le mani di Marta e il cuore di Maria, perché “seduti ai piedi di Cristo” possiamo essere operai instancabili del suo amore in questa città.

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