Cari ragazzi, care ragazze,
Ricomincia la scuola.
Ricominciate a riempire le aule, i corridoi, le piazze, gli autobus. Ricominciano le amicizie, le risate, le attese, le preoccupazioni, le interrogazioni, i sogni e anche qualche paura.
Come ogni anno, anche quest’anno, all’inizio della scuola, vi raggiungo, con un mio messaggio augurale ma anche con una breve riflessione che vi accompagni per tutto l’anno.
Concretamente vi propongo una parola sulla quale riflettere insieme: COMUNITÀ.
CHE COSA SIGNIFICA ESSERE COMUNITÀ?
Non significa semplicemente abitare nella stessa cittadina, frequentare la stessa scuola o appartenere allo stesso gruppo.
Una comunità nasce quando la vita dell’altro comincia a riguardarci.
Quando non diciamo più: “Non mi interessa”. Quando la solitudine di un compagno non ci lascia indifferenti. Quando chi viene escluso trova qualcuno disposto a stare dalla sua parte. Quando la diversità non diventa motivo di derisione. Quando impariamo ad ascoltare anche chi non la pensa come noi. Quando comprendiamo che il bene dell’altro è anche il nostro bene.
Una comunità, in fondo, comincia da una parola semplicissima: “Tu mi interessi”.
Papa Francesco ha scritto una frase che considero particolarmente importante per voi: «Nessuno si salva da solo.»
È una frase semplice, ma va controcorrente rispetto a una società che spesso ci insegna a pensare prima di tutto a noi stessi.
Nessuno si salva da solo. Abbiamo bisogno degli altri. E gli altri hanno bisogno di noi.
E allora vi chiedo: la vostra classe è soltanto un insieme di persone oppure può diventare una comunità?
Dipende anche da voi.
LA COMUNITÀ SI COSTRUISCE OGNI GIORNO
Non servono sempre grandi gesti.
La comunità si costruisce quando salutate chi spesso viene ignorato. Quando non ridete di chi è più fragile. Quando non condividete sui social un video che umilia qualcuno. Quando avete il coraggio di dire “basta” davanti al bullismo. Quando chiedete scusa. Quando sapete perdonare. Quando vi accorgete che qualcuno sta attraversando un momento difficile e decidete di non lasciarlo solo.
Sono gesti piccoli. Ma la storia di una comunità è fatta proprio di piccoli gesti quotidiani.
Don Lorenzo Milani, nella scuola di Barbiana, aveva compreso una cosa straordinaria: la scuola non doveva servire a selezionare i più forti, ma a dare a ciascuno la possibilità di diventare protagonista della propria vita.
Per questo scriveva: «I care» — mi importa, mi sta a cuore.
È l’opposto di “I don’t care”, non mi interessa.
Ecco una bella parola da portare con voi durante questo anno: MI IMPORTA.
Mi importa del mio compagno. Mi importa della mia scuola. Mi importa della mia città. Mi importa della mia terra. Mi importa di chi soffre. Mi importa del futuro.
NON DIVENTATE INDIFFERENTI
Viviamo in un tempo nel quale rischiamo di abituarci a tutto. Alla guerra. Alla violenza. Alla povertà. Alle persone che arrivano da lontano cercando una vita migliore. Ai vostri fratelli o amici più grandi che devono lasciare la propria terra perché non trovano lavoro. Alle ingiustizie. Alle mafie. Al lavoro sfruttato. Alla distruzione dell’ambiente. Alle parole di odio che ogni giorno attraversano i social.
Il pericolo più grande non è soltanto il male. È abituarsi al male.
È arrivare a pensare: “È sempre stato così”. “Non cambierà mai niente”. “Non è affar mio”.
Io vi auguro, invece, di non diventare mai indifferenti.
Non fatevi rubare la capacità di indignarvi davanti all’ingiustizia e di emozionarvi davanti al bene.
Martin Luther King, parlando ai giovani e a una società che sembrava incapace di cambiare, disse:
«I have a dream» — Io ho un sogno.
Non disse: “Ho una rassegnazione”. Non disse: “Non c’è niente da fare”. Disse: ho un sogno.
E una comunità ha bisogno di persone capaci di sognare. Non sogni ingenui. Ma sogni che diventano impegno. Perché il futuro non si aspetta: si costruisce.
E LA NOSTRA TERRA?
Viviamo in una terra bellissima. Una terra ricca di persone generose, di intelligenze, di creatività, di storia e di bellezza. Ma conoscete anche le sue ferite.
La Calabria ha bisogno dei suoi giovani.
Ha bisogno di giovani che non siano costretti a pensare che per realizzarsi debbano necessariamente andare via.
Ha bisogno di giovani che studino, che conoscano la propria storia, che sappiano guardare con lucidità le contraddizioni della propria terra.
Ha bisogno di giovani che non accettino la logica del favore, della raccomandazione, della prepotenza. Che non confondano la furbizia con l’intelligenza. Che non confondano il successo con il potere. Che sappiano dire no quando un “sì” sarebbe più comodo.
Giorgio La Pira, parlando della città, amava definirla come una “casa comune”. È una bella immagine anche per voi.
La città non è semplicemente il luogo dove abitiamo. È la casa che condividiamo. E una casa comune non si distrugge, non si sporca, non si sfrutta. Si custodisce.
La nostra città, la nostra Calabria, sono anche nelle vostre mani.
LEGALITÀ È RESPONSABILITÀ
Per questo la legalità non può essere soltanto una parola che pronunciamo nelle manifestazioni.
La legalità comincia dalle scelte quotidiane. Dal rifiuto della prepotenza. Dal rispetto delle regole. Dal rifiuto dei compromessi che umiliano la nostra libertà. Dal coraggio di dire la verità. Dal non accettare favori che domani qualcuno potrebbe farci pagare.
Non confondete mai la furbizia con l’intelligenza. E non chiamate libertà ciò che rende schiavi. La vera libertà è anche responsabilità verso gli altri.
VANGELO E COSTITUZIONE
Da sacerdote, permettetemi di aggiungere una parola che considero decisiva: il Vangelo.
Gesù ci insegna che non possiamo vivere pensando soltanto a noi stessi. Ci insegna a fermarci davanti a chi soffre, a prenderci cura, a costruire la pace, ad accogliere, a perdonare, a riconoscere nell’altro un fratello.
E c’è una straordinaria sintonia tra questa visione del Vangelo e i valori della nostra Costituzione, di quella Costituzione che recentemente è stata salvata proprio dai vostri amici più grandi che non hanno esitato a recarsi alle urne per il referendum.
Al centro c’è la persona. La sua dignità. La sua libertà. I suoi diritti. Ma anche la sua responsabilità verso gli altri.
Per questo vorrei che imparaste non soltanto a essere bravi studenti, ma soprattutto a diventare persone libere, responsabili e capaci di prendersi cura degli altri.
NON ASPETTATE DI DIVENTARE ADULTI
Qualcuno, soprattutto tra i più piccoli di età, potrebbe pensare: “Ma io sono ragazzo. Che cosa posso fare?”
Molto più di quanto pensiate. Potete cominciare oggi. Dal vostro banco. Dalla vostra classe. Dal vostro gruppo di amici. Dal vostro quartiere. Dalla città.
Potete scegliere di partecipare invece di lamentarvi soltanto. Potete impegnarvi invece di stare a guardare. Potete mettere a disposizione un po’ del vostro tempo. Potete difendere chi non riesce a difendersi. Potete prendervi cura dell’ambiente. Potete interessarvi della vita concreta delle persone. Potete studiare e prepararvi per essere domani cittadini capaci di assumersi responsabilità.
Non aspettate di diventare adulti per cominciare a cambiare le cose. La vostra età non è una sala d’attesa. È già tempo di responsabilità.
UNA COMUNITÀ DA CONSEGNARE MIGLIORE
Dopo tanti anni trascorsi accanto ai giovani, ho imparato una cosa: spesso gli adulti dicono ai ragazzi che cosa dovrebbero diventare, ma troppo raramente chiedono loro che cosa vorrebbero cambiare.
Io, invece, vorrei chiedervelo. Quale comunità volete costruire?
Una comunità nella quale ciascuno pensa per sé? O una comunità nella quale nessuno viene lasciato solo?
Una comunità nella quale vince il più forte? O una comunità nella quale il più fragile viene custodito?
Una comunità nella quale conta il favore? O una comunità nella quale conta il diritto?
Una comunità nella quale ci si limita a criticare? O una comunità nella quale ciascuno si assume la propria parte di responsabilità?
La risposta non è soltanto nelle parole. È nelle vostre scelte.
E allora vi lascio una convinzione che mi accompagna da sempre: la comunità che abbiamo ricevuto non è necessariamente la comunità che dobbiamo consegnare.
Possiamo e dobbiamo consegnarla migliore. Più giusta. Più libera. Più accogliente. Più umana. Più fraterna.
E voi potete avere un ruolo decisivo in questo cambiamento. Perché non siete soltanto il futuro della comunità. Siete la comunità, oggi.
BUON CAMMINO
Per questo, all’inizio di questo nuovo anno scolastico, non vi auguro soltanto buoni voti. Vi auguro curiosità per conoscere, coraggio per scegliere, libertà per pensare, passione per impegnarvi e cuore per prendervi cura degli altri.
Vi auguro di poter dire, come Don Milani: “I care”. Mi importa. Mi riguarda. Non passo oltre. E quando qualcuno vi dirà: “Tanto non cambia niente”, provate a rispondere: “Forse non posso cambiare tutto. Ma posso cominciare da me.”
È così che nasce una comunità. È così che comincia il cambiamento.
L’ augurio, allora, che rivolgo a voi, cari studenti, è che possiate realizzare il sogno del cambiamento.
Un augurio pieno di gratitudine intendo rivolgere ai vostri dirigenti scolastici, ai vostri insegnanti e ai vostri genitori. Tutti insieme, nel rispetto di ogni singolo ruolo, siamo chiamati a costruire la comunità.
Buon anno scolastico, ragazzi.
Camminate, studiate, discutete, sbagliate, ricominciate, sognate. Ma soprattutto non camminate mai soltanto per voi stessi. Abbiate cura della vostra vita. Abbiate cura della vostra terra. Abbiate cura della vostra comunità. Abbiate cura gli uni degli altri.
Perché, alla fine, la domanda più importante non sarà soltanto: “Che cosa sono riuscito a diventare?” Ma anche: “Grazie alla mia presenza, che cosa è diventato un po’ migliore?”
Con affetto e fiducia,
Polistena 09 settembre 2026
Don Pino





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