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Mar 1, 2022
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Il messaggio del parroco per la quaresima

Sorelle e fratelli carissimi,

                                           all’inizio di questa Quaresima di sofferenza e di speranza legate alla  pandemia e  adesso anche alla guerra in Ucraina, in mi rivolgo a voi per invitarvi, come affermano i nostri Vescovi nel loro messaggio, a “rendere questo tempo un “tempo pieno”, cioè pronto all’incontro personale con Gesù”.

Perché questo si realizzi per ognuno di noi e per  tutta la nostra comunità, incoraggiato  anche dal Sinodo che come chiesa diocesana stiamo celebrando, ho pensato di proporre a tutti di vivere la Quaresima di quest’anno come “la Quaresima dell’ascolto”. Da qui il tema che ci accompagnerà:

“ASCOLTA ISRAELE! Dall’ascolto della PAROLA all’ascolto del FRATELLO ”

Nella Scrittura il verbo “ascoltare” esprime due passaggi molto importanti che avvengono nel cuore e nella vita dell’uomo: in primo luogo questo verbo indica la capacità di aprire il cuore ad una Parola che mi viene rivolta. Il modo particolare, la Parola di Dio va meditata, compresa, assimilata. Essa è il nutrimento dell'uomo e contiene ciò che è necessario per la sua salvezza, come viene detto nel Salmo 119,105: “lampada per i mie passi è la tua Parola e luce sul mio cammino”. Senza l’ascolto della Parola l’uomo è come un cieco che non sa dove va e soprattutto non coglie il significato della propria vita e delle proprie scelte.

In secondo luogo, tuttavia, il verbo “ascoltare” significa anche reagire alla Parola ascoltata, obbedire, compierla, attuarla. Un ascoltare che si ferma solamente ad un livello concettuale non è concepibile nella Parola di Dio, in quanto la parola deve diventare vita. È nel fare e nell’agire che si manifesta  il vero ascolto della volontà di Dio.

Uno dei brani più conosciuti dell'antico testamento, lo Shema’ Israel, si fonda proprio su questo rapporto che c’è tra l’ascoltare e il vivere la Parola: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti, che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (Dt 6,4-7)

Nel nuovo testamento, alla domanda che lo scriba gli rivolge, circa il primo di tutti i comandamenti, la Parola fatta carne, Gesù di Nazareth risponde: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi”. La sintesi della Scrittura si compone secondo Gesù di due parti intimamente connesse tra loro: l’amore unico e totalizzante per Dio, l’ascolto della sua Parola e l’obbedienza filiale nei suoi riguardi, deve coordinarsi con l’amore e l’ascolto del fratello. Ascoltare la voce di Dio, uscendo da sé stessi per farsi plasmare dalla Parola, significa anche ascoltare la voce del fratello, una voce diversa dalla mia che mi invita a non “catalogare” l’altro secondo i miei schemi, ma ad ascoltare il suo cuore.

In quest’ottica, sollecito pertanto  me stesso e voi a prendere sul serio le “pratiche di sempre”:

  • l’ascolto orante individuale e comunitario della Parola di Dio. L’utilizzo del libretto della preghiera in famiglia e la partecipazione alla Lectio divina, il venerdì sera alle 21 ci potranno essere di grande aiuto.
  • la Celebrazione Eucaristica domenicale, da vivere insieme tutta la famiglia.
  • Il digiuno, l’elemosina da vivere come segni “corporei” di amore e di liberazione verso chi è nel bisogno.

Mentre imploriamo dalla bontà del Signore la fine della guerra in Ucraina,preghiamo gli uni per gli altri perché sia una “buona” quaresima per tutti.

 

Mercoledì delle Ceneri 2022                                                         

Don Pino




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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.