Mar 4, 2017

A 30 anni dalla barbara uccisione, ricordato il Professore Rechichi

Trent’anni fa una pallottola vagante della ‘ndrangheta uccideva il professore Giuseppe Rechichi. Nel  trentennale di quel tragico giorno, la omunità tutta della città ha voluto rendere omaggio a questa vittima innocente della criminalità organizzata uccisa il 4 marzo del 1987 durante lo svolgimento del suo servizio di vicepreside presso l’istituto Magistrale di Polistena.

Una serie  di manifestazione per “restituire” soprattutto ai giovani la memoria.
Di seguito,  la cronaca dei due giorni  negli articoli di Attilio Sergio sulla Gazzetta del Sud.

 

POLISTENA - Insegnamenti ed emozioni forti ieri mattina per gli studenti del Liceo Rechichi nel corso della prima giornata di commemorazione, promossa dall'associazione culturale antimafia "Giuseppe Rechichi" onlus, in occasione del 30° anniversario della morte del prof. Giuseppe Rechichi, vittima innocente della criminalità organizzata, ucciso durante lo svolgimento del suo servizio di vice preside presso il Magistrale. In un cinema "Garibaldi" gremito di studenti, alla presenza dei familiari, dei colleghi e di ex alunni(commovente la testimonianza di Maria Carmela Furfaro) del compianto Giuseppe Rechichi, il sottosegretario alla giustizia Gennaro Migliore, nel ricordare l'impegno quotidiano, con amore e dedizione, del prof. Rechichi, per i suoi studenti, ha affermato: "dopo la commozione ci deve essere l'impegno diretto affinché la memoria non sia un esercizio sterile, bensì un'occasione per scegliere da che parte stare". Agli studenti il sottosegretario di Stato ha raccomandato: "difendete la vostra libertà, in quanto si può essere assolutamente liberi. Sconfiggete una mentalità, dite no alla complicità e alla convivenza. La 'ndrangheta è un cancro, è un parassita; gli 'ndranghetisti, che vivono di complicità e silenzi, sono dei miserabili ai quali non è concesso il diritto ad essere genitori". Il procuratore capo di Palmi, Ottavio Sferlazza, ha detto ai ragazzi: "La mia presenza nelle scuole vuole essere un impegno per dare una parola di speranza; questa battaglia contro la 'ndrangheta la vinceremo non solo con la repressione, ma anche e soprattutto grazie ad una rivolta morale e culturale figlia di un impegno sociale da parte di tutti, creando le condizioni, con coraggio, per vivere liberi". Don Pino Demasi, referente di Libera, nell'invitare i ragazzi a prendere coscienza che "cambiare si può", ha aggiunto: "oggi è importante restare in questo territorio da persone nuove, capaci di essere semi di cambiamento. In questa terra di contraddizioni, siate protagonisti del cambiamento. Questa terra non appartiene agli 'ndranghetisti ma a noi". Giovanni Laruffa, presidente dell'associazione antimafia "Giuseppe Rechichi", ha affermato: "Dobbiamo pretendere il diritto ad essere liberi. Questa commemorazione deve servire per stringersi attorno ad un ideale: liberare la nostra terra dall'oppressione della 'ndrangheta". Il sindaco Michele Tripodi, nell'affermare che "ancora oggi la 'ndrangheta è presente a Polistena e sul territorio", ha aggiunto: "noi ci siamo costituiti parte civile nel cosiddetto processo Scacco Matto, e ci costituiremo anche in cassazione, perché quando una cosca si appropria di un territorio, fa un danno al territorio. Per raccogliere questa sfida che ancora non è stata vinta, bisogna essere tutti protagonisti del presente e del futuro". Chiaro il messaggio di Francesca Maria Morabito, preside del Liceo Rechichi: "occorre allenarsi quotidianamente alla legalità rispettando le regole e gli altri". Per il giornalista Michele Albanese, bisogna impegnarsi in prima persona, senza girarsi dall'altra parte, in modo da difendere il territorio della Piana prima che sia troppo tardi.

Attilio Sergio 04 marzo 2017
 


POLISTENA - La giornata di ieri (4 marzo 2017), è iniziata in via Lombardi, all'altezza dell'ufficio postale, davanti a quell'albero in cui la mattina del 4 marzo 1987 il prof. Giuseppe Rechichi cadde colpito a morte da un proiettile vagante sparato da mano mafiosa nel corso di un attentato a cui era completamente estraneo, con la "restituzione della memoria". La città ha vissuto un'altra intensa giornata di iniziative promosse dall'associazione culturale antimafia "Giuseppe Rechichi" onlus, presieduta da Giovanni Laruffa, e patrocinate dal Comune, dal Liceo Rechichi e dalla locale filiale del Monte dei Paschi. In via Lombardi, si è dato vita ad un concentramento di autorità, studenti, ex studenti, docenti e cittadini, conclusosi con la deposizione di una corona d'alloro offerta dal Liceo Rechichi. Un momento di raccoglimento aperto da don Pino Demasi e che ha visto le testimonianze di Filippo Ascrizzi, già docente del Magistrale, di Maria Carmela Furfaro e Sabrina Distilo, alunne del prof. Rechichi. Se il primo cittadino Michele Tripodi ha auspicato "una nuova resistenza che veda protagoniste le nuove generazioni", il sindaco di Oppido Mamertina, Domenico Giannetta, ha sottolineato come da un momento di dolore si è riusciti non solo a fare memoria, ma soprattutto a creare condizioni per l'affermazione della legalità. Michela Fabio, delegata del prefetto Michele di Bari, ha invitato i ragazzi a restare per cambiare. Il vescovo Francesco Milito ha definito il prof. Rechichi un uomo che ha seminato bene, sottolineando il bisogno della memoria per celebrare la vita nel nome del Signore. Il secondo momento in Duomo, con la Messa celebrata dal vescovo Francesco Milito. Al termine della funzione religiosa, la consegna dei premi del concorso rivolto agli studenti degli istituti superiori di secondo grado del comprensorio. Il primo premio è andato a Federica Leandro(5 D Liceo Rechichi), il secondo premio a Michela Piccolo(4 G Itis Polistena), il terzo premio ad Alessia Fazzari(5 C Liceo Rechichi). Sono stati anche consegnati i premi di studio agli studenti(Matilde Bruzzese, Alessandra Maria Crea, Vincenzo Calderazzo, Veronica Loiacono, Francesca Pronestì ed Eleonora Panetta) del Liceo Rechichi che durante l'anno scolastico 2015-2016 hanno conseguito le migliori medie. La mattinata si è conclusa con "La marcia della legalità". Sul sagrato del Duomo si è formato un corteo aperto dallo striscione degli studenti del Liceo Rechichi con su scritto "L'istruzione è il peggior nemico della mafia", che ha raggiunto via Trieste dove dinnanzi alla stele in cui son impressi i nomi delle vittime innocenti delle mafie, è stata deposta una corona d'alloro offerta dall'Amministrazione comunale.

Attilio Sergio 05 marzo 2017
 
 

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.