Mag 21, 2016

Chi sa parli e collabori: l'invito del nostro Parroco alla Messa per l'imprenditrice Maria Chindamo

Di fronte alla tragedia della scomparsa dell'imprenditrice Maria Chindamo, le comunità parrocchiali di Laureana di Borrello hanno voluto farsi carico di tale dramma ed esprimere la loro vicinanza concreta ai familiari, ritrovarsi nella Chiesa matrice per una celebrazione eucaristica.

A presiedere l'Eucarestia è stato invitato il nostro Parroco,nella qualità di referente di Libera, il quale nell'omelia ha usato parole durissime.

Questo il testo dell'omelia: 

Con il conforto della Parola di Dio, abbiamo voluto dare vita questa sera ad una intensa e partecipata preghiera.
Una preghiera,soprattutto, di supplica  rivolta a Dio, datore di ogni bene, perché ci liberi dalle continue situazioni di sofferenza e di angoscia, come appunto la scomparsa della nostra sorella  Maria Chindamo, provocate certamente da una cultura tipicamente mafiosa che con prevaricazione e violenza disprezza la vita e calpesta la dignità delle persone.
Siamo convinti che le parole di denuncia e di condanna non sono sufficienti senza un impegno continuo e continuativo della Chiesa e della comunità civile a favore della vita.
Intanto siamo qui per effondere il nostro cuore davanti al Signore, convinti che “ se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori.
Siamo certamente sgomenti, ma non rassegnati; constatiamo la difficoltà delle agenzie educative nel  costruire una società di uomini  liberi, di cittadini onesti e laboriosi, ed impegnati nel cambiamento; registriamo un diffuso senso di impotenza di fronte alle situazioni di violenza, di fronte agli agguati anche di morte che possono sbucare dai vicoli delle nostre strade; accogliamo con favore la presenza dello Stato nella sua opera di repressione, ma non possiamo rinunciare alla presenza di uno stato sociale, che tarda sempre più a venire.
Questo, certamente, è il nostro stato d’animo;noi siamo qui questa sera a presentarlo al Signore sorretti, però, da una forte  fede e da una grande  speranza.
Gridiamo innanzitutto la nostra fiducia piena nel Signore Risorto, che, avendo vinto la morte, è capace di distruggere tutte le forme di morte che condizionano lo sviluppo del nostro territorio.
Sappiamo che il cuore dell’uomo è lo spazio privilegiato dell’intervento di Dio nella storia.
Animati da tale  certezza, fondata sulla infallibilità della Parola di Dio, vogliamo umilmente chiedere al Signore di trasformare in cuore di carne il cuore di pietra di tanti nostri fratelli, che sono a conoscenza della vicenda di questa nostra sorella o perché direttamente interessati e/o complici o perché hanno visto e/o sanno.
 
Sì, chi sa, parli e collabori. Non possiamo dire di amare la vita a parole e poi con i nostri silenzi e le nostre connivenze contribuire a creare situazioni di morte. Non amiamo la vita a parole, ma collaboriamo in ogni modo per creare la civiltà della vita, ricordandoci che a nessun uomo, a nessuna associazione, a nessuna mafia è lecito calpestare il diritto alla vita.
A tutti noi, ma soprattutto a chi sa, questa sera viene posta  da Dio quella domanda: Dov’è tuo fratello Abele? Dov’è tua sorella Maria?
Che il Signore possa  veramente illuminare la mente di chi sa, dia loro il coraggio di parlare e di collaborare e conceda loro infine la grazia di  assaporare quel senso di pace, di serenità e di gioia profonda che nasce dalla  riconciliazione con Dio, con sé stessi e con gli altri.
Chiaramente, questa nostra preghiera di supplica ardente rivolta a Dio e questo invito alla  conversione rivolto a questi nostri fratelli, non vuole essere un alibi che ci esenta dalle nostre responsabilità storiche e sociali.
Esse sono molto gravi; ne abbiamo consapevolezza. Per questo, come comunità cristiana,  confessiamo le nostre povertà e chiediamo perdono a Dio e agli uomini di questo territorio.
E proprio per questo dobbiamo sentirci  maggiormente impegnati nella formazione delle  coscienze alla non violenza, al rispetto della vita, alla ricerca appassionata di tutto ciò che è nobile e generoso, ad una cultura, insomma, alternativa a quella mafiosa che pone invece al centro l’interesse, la violenza ed ogni forma di illegalità.
Assumiamoci, allora, ognuno le nostre responsabilità e costruiamo percorsi di speranza a partire dalle nostre famiglie, superando anche quella pseudo cultura  che pone il denaro, l’interesse e l’accumulo al di sopra della persona e  del bene comune. E soprattutto stiamo tutti attenti a non lasciarci  coinvolgere direttamente o indirettamente in episodi che finiscono per dare legittimazione ad atteggiamenti ed opzioni che nulla hanno a che fare con la vita cristiana.
Questo nostro impegno a favore della persona umana, della vita e della non violenza sarà ancora più efficace e più incisivo nella misura in cui ci lasceremo plasmare da Gesù di Nazareth che primo fra tutti ha proclamato il Vangelo delle Beatitudini, ha definito sé stesso “mite e umile di cuore e ha detto a tutti: “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò”.

Siano queste Parole del Signore di conforto e di speranza ai figli e alle persone care di questa nostra sorella.

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.