Giu 14, 2015

Il nostro gruppo Scout in Piazza San Pietro - "Pellegrini del bene. Andiamo incontro a Papa Francesco"

Anche il gruppo scout Polistena 1 della nostra parrocchia ha preso parte al grande evento organizzato dall’AGESCI nazionale “Pellegrini del bene. Andiamo incontro a Papa Francesco”, l’udienza dedicata agli scout cattolici italiani. Circa 80 ragazzi, tra lupetti, esploratori, guide, rover e scolte della nostra comunità si sono aggiunte agli oltre 80 mila scout presenti in piazza San Pietro sabato 13 Giugno scorso.

“Una realtà preziosa della Chiesa in Italia chiamata a costruire ponti in una società dove c’è l’abitudine ad alzare muri.” E’ questo il ritratto del mondo Agesci delineato da Papa Francesco. Lo scoutismo - ha detto il Papa in un clima di festa davanti a migliaia di scout - offre "un contributo importante alle famiglie per la loro missione educativa”. Poi una premessa, con l’esortazione a non vantarsi, ha preceduto lo speciale ringraziamento del Pontefice: “Vi dirò una cosa - ma non vantatevi! -: voi siete una parte preziosa della Chiesa in Italia. Grazie!”.

I genitori affidano i loro figli all’Agesci – ha aggiunto il Santo Padre – perché il metodo scout, basato “su grandi valori umani”, educa alla libertà nella responsabilità e questa fiducia delle famiglie non va delusa! E anche quella della Chiesa: vi auguro di sentirvi sempre parte della grande Comunità cristiana”. 
Ma cosa c’entra – ha poi chiesto Papa Francesco – la religione con questo movimento educativo? Il Pontefice ha ricordato la risposta data da Lord Baden Powell, fondatore dello scoutismo: “Egli rispose che la religione non ha bisogno di ‘entrarci’, perché è già dentro! Non c’è un lato religioso del Movimento scout e un lato non… L’insieme di esso è basato sulla religione, cioè sulla presa di coscienza di Dio e sul suo servizio.

E questo l’ha detto nell’anno ’26”. L’Agesci è tra quelle “che investono di più nel campo della spiritualità e dell’educazione alla fede, “Ma c’è ancora tanto da lavorare, perché tutte le comunità-capi ne comprendano  l’importanza e ne traggano le conseguenze”. Questa associazione può portare “un nuovo fervore evangelizzatore” nella Chiesa e “una nuova capacità di dialogo con la società”. “Mi raccomando: capacità di dialogo! Fare ponti, fare ponti in questa società dove c’è l’abitudine di fare muri. Voi fate ponti, per favore!

E col dialogo, fate ponti”. I singoli gruppi – ha infine auspicato il Papa – “non perdano il contatto con la parrocchia del luogo dove hanno la loro sede, siete chiamati a trovare il modo di integrarvi nella pastorale della Chiesa particolare, stabilendo rapporti di stima e collaborazione ad ogni livello, con i vostri vescovi, con i parroci e gli altri sacerdoti, con gli educatori e i membri delle altre associazioni ecclesiali presenti in parrocchia e nello stesso territorio, e non accontentarvi di una presenza decorativa alla domenica o nelle grandi circostanze”.  


 



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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.