Dic 26, 2014

Il pranzo di condivisione: Natale con Cristo che viene nel sospiro dei poveri

Anche quest’anno la nostra comunità parrocchiale ha voluto vivere uno dei momenti  più toccanti della sua vita parrocchiale.

Com’è ormai tradizione, il giorno di Santo Stefano tutta la comunità ha condiviso la gioia del Natale con i fratelli meno fortunati, organizzando il pranzo di Natale. E così nell’antica Chiesa della Santissima Trinità sono arrivati in circa trecento. C’erano i  disagiati  e le persone sole della cittadina; c’erano gli invisibili del mercato della braccia, i migranti -uomini, donne  e bambini – di varia nazionalità; c’erano i ragazzi sempre più giovani della tendopoli di San Ferdinando, molti di loro scalzi e  malvestiti.

E mentre dalla case dei parrocchiani arrivavano i cibi caldi( menù uguale per  tutti e precedentemente stabilito), nella navata  della Chiesa, due lunghe file di tavole apparecchiate accoglievano gli ospiti ed i rappresentanti della comunità. Tutti insieme, sorridenti e con i cuori allargati alla  gioia e alla condivisione. Il Parroco, il vice, le suore della Divina Volontà, i volontari de “Il  Samaritano” e gli scout del gruppo Agesci  Polistena 1, “camerieri per un giorno” si davano un gran da fare ad organizzare il pranzo e a distribuire assieme alle vivande  anche sorrisi e baci soprattutto ai bimbi.

Tra i bimbi, Vanessa, bambina rumena , cieca dalla nascita ed in attesa di un intervento chirurgico negli Stati Uniti. E poi il piccolo Emmanuel, nato qualche giorno fa da una coppia di origine africana che vive nella tendopoli. Per lui anche la torta, che lui stesso ha provveduto a tagliare con la sua manina stretta dalle mani dei suoi genitori. E così in un clima di festa, allietato dagli stessi ospiti, si spezzava e si condivideva  il pane  della vita, mentre  la statua della  Vergine Odigitria, venerata in questo Santuario a Lei intitolato, sembrava sorridere soddisfatta di quanto accadeva e continuava a mostrarci la Via, il suo Figlio Gesù  nel volto di quei poveri.

Nessuna retorica, né ipocrita manifestazione dell’accoglienza. Ma concreta gratuità di una comunità che all’inizio di quest’anno pastorale si era data l’obiettivo di andare “alla ricerca del Cristo che viene , nel sospiro dei poveri”.

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.