Apr 2, 2021
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L'emergenza educativa al centro della tradizionale Supplica all'Addolorata.

Siamo qui ai tuoi piedi o Maria, alla stessa ora di ogni anno, all’alba di un Venerdì Santo ancora una volta inedito a causa del Coronavirus che ci ha impedito anche quest’anno di portare la tua effigie pellegrina per le nostre strade, in mezzo alle nostre case.

 

Siamo qui all’alba di un Venerdì Santo inedito ma pur sempre Venerdì Santo di morte e di salvezza. E siamo qui perché siamo certi che Tu non ti stancherai mai di fissare lo sguardo su di noi.

Il tuo sguardo, al pari di quello del Tuo Figlio, è uno sguardo che penetra nelle profondità della vita di ognuno di noi e nelle profondità della storia di tutti gli uomini. Uno sguardo che incoraggia, consola, libera. Uno sguardo che comunica vita e amore. È lo sguardo della mamma. Lo sguardo che comunica abbraccio e tenerezza.

Sì, lo sguardo della mamma. Perché in quel primo Venerdì Santo tu hai accettato di diventare nostra Madre. E da quel momento non ti sei mai stancata di stare a fianco a noi, in piedi, ritta come ai piedi della Croce, Madre dignitosa, tenace e forte.

Madre amorosa di  un amore di comunione con noi, di un amore di condivisione in ogni momento della nostra vita: il momento sereno e felice, ma anche e soprattutto il momento della fatica, della stanchezza, della delusione, della prova, della malattia, dell’anzianità, del disagio, della solitudine, della paura, dell’angoscia, della disperazione.

Questo tuo amore di Madre, o Maria, ci consola.

In un momento in cui la gente vive la triste sensazione di sentirsi orfana, il sapere di avere una Madre che ci insegue e ci accompagna, è motivo di incoraggiamento ad andare avanti con fiducia in questo particolare tornante della storia del mondo intero in generale e del nostro territorio in particolare.

Tu conosci bene o Maria i nostri dolori ed i nostri affanni causati dalla pandemia. Nel nostro Paese i morti per virus hanno già superato abbondantemente il numero di centomila. Affidiamo a te, o Maria, in particolare i  nostri quattro morti: Giuseppe, Giuseppina, Mario e Antonio. La situazione emergenziale si è trasformata in criticità permanente mettendo a dura prova i sistemi sanitari e la loro capacità di fornire assistenza non solo a chi ha sviluppato le forme più gravi del virus, ma anche a tutti quei malati alle prese con altre patologie. Nella nostra Regione poi la situazione è ancora più drammatica. La stessa campagna vaccinale stenta a decollare. E il diritto alla salute diventa sempre più una chimera.

Alla crisi sanitaria si è affiancata la crisi economica che non solo ha fatto diventare sempre più povera la nostra gente, ma si sta rivelando sempre più anche terreno fertile per l’espandersi dei tentacoli dell’usura, della criminalità e delle mafie.

Ma c’è una povertà che questa mattina in modo particolare intendo presentare al tuo cuore di madre: è la povertà educativa, che in modo del tutto inedito sta pesando nel nostro territorio. La pandemia ha infatti causato la più grande interruzione dei sistemi educativi della storia. Se al Nord il virus ha ucciso gli anziani, al Sud e nel nostro territorio in particolare ha tenuto e continua a tenere in ostaggio i nostri ragazzi ed i nostri giovanissimi.

Giro  a Te, o Maria, le parole confidenziali  di una nostra adolescente: “Più ascolto le notizie e più mi sento male. I miei sogni e le mie speranze si stanno sgretolando sempre più”.

Stanchezza, incertezza, preoccupazione, irritabilità, ansia, disorientamento, apatia, scoramento. Sono questi i sentimenti più diffusi nei nostri ragazzi. E poi le difficoltà. Istruzione e formazione gravemente a rischio a causa della carenza di mezzi tecnologici a disposizione, alla mancanza di connessione o alla necessità di condividere computer e collegamento con gli altri membri del nucleo familiare.

La sfera della socialità risulta poi fortemente minata, molte amicizie e relazioni fra coetanei pare siano state duramente messe alla prova. Chiusura in sé stessi e mancanza totale di rapporti sociali veri. Queste le criticità.

Ecco perché questa mattina in modo particolare ti sto presentando questa mia angoscia e preoccupazione.

A fianco al discepolo amato, questa mattina, o Maria, ai piedi della Croce metto i nostri ragazzi. Se nel discepolo Giovanni ti sono stati affidati tutti i figli della Chiesa, tanto più mi piace affidarti i nostri ragazzi.

Non abbandonarli o Maria, in quest’ora della prova, come non hai abbandonato il Tuo Figlio Gesù.

 

Coprili con il tuo manto. Difendili, proteggili da ogni male.

Anche se il loro avvenire è incerto, non permettere che siano offuscate le loro speranze, i loro desideri di una vita felice e utile.

Perdonaci o Maria se i nostri ragazzi stanno pagando di persona per l’incapacità di noi adulti a gestire la pandemia.

Perdonaci se come comunità cristiana e come singoli cristiani abbiamo  anche in questo tempo di crisi continuato a  trasmettere  ai ragazzi una religiosità fatta di formalismo, ritualismo ed esteriorità.

Per questo ti chiedo innanzitutto di aiutare i genitori a riscoprire il loro ruolo educativo. Abbiamo bisogno di genitori capaci di un amore fedele e forte, di un senso vivo della responsabilità, di una forte capacità di dialogo con i figli e con le altre agenzie educative.

Aiutaci, o Maria, a non lasciare i nostri ragazzi isolati e perduti: manda loro degli amici e degli educatori numerosi, competenti, dedicati; adulti disposti ad accoglierli con le loro fragilità e le loro risorse infinite. Capaci di star loro accanto, di capire i loro bisogni, di dar  loro il tempo dell’ascolto e lo spazio del racconto.

Trovino anche nella vita politica e sociale gente che si preoccupi veramente di loro non per sfruttarli, ma per difenderli e servirli, abbandonando le litigiosità ed i conflitti e facendo del dialogo e della concertazione la strada maestra per la soluzione dei problemi.

Manda ai nostri ragazzi  soprattutto degli evangelizzatori, capaci di far incontrare loro il Tuo Figlio Gesù, come Signore e Salvatore, come il loro più grande amico e fratello, come senso e significato totale e totalizzante della loro vita. E vivendo l’amicizia vera con il Tuo Figlio  siano capaci a loro volta di andare  e riempire i loro ambienti, anche quelli digitali, ed essere testimoni del Vangelo nell’oggi della  storia, testimoniando  la tenerezza e la misericordia di Gesù.

Per questo o Maria ti chiediamo di benedire la nostra comunità e tutti i nostri sforzi per ritrovare  nella strada e nel bene della gente il luogo dell’incontro, del perdono e della solidarietà.

Con te Maria non saremo mai un popolo orfano.

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.