Lug 10, 2018

Lettera aperta al Ministro Salvini

Benvenuto Ministro Salvini! Sì, Benvenuto!
E nessuno si scandalizzi che a darle il Benvenuto sia un cittadino di questo Paese, che l’altro giorno, unitamente a migliaia e migliaia di persone, ha indossato una maglietta rossa per dire innanzitutto No a lei.
Sì, Benvenuto in Terra Calabra!

Nessuno si scandalizzi se a darle il benvenuto sia un cittadino, figlio di quei “terroni”, che a Piazza Statuto a Torino, tanti e tanti anni fa, si son guadagnati con la lotta, la loro dignità negata, signor Ministro, proprio dai suoi avi del Nord.

Ma guardi che è stato proprio mio padre, mentre subiva l’umiliazione di andare ad abitare in una soffitta del centro storico di Torino perché altrove era “vietato entrare a cani e meridionali “, è stato lui ad insegnarmi ad essere accogliente ed ospitale con tutti.

Sì, Benvenuto in Terra Calabra!
Quella terra che fino a qualche mese fa, stranamente era per Lei una terra da disprezzare insieme a tutti i suoi abitanti.
Ma come dico a Lei Benvenuto, Signor Ministro, lo dico a tutti i dannati della terra, che non vengono nel nostro Paese a fare la pacchia e che, costretti a lasciare i loro Paesi per situazioni estreme di povertà e di guerra, hanno solo voglia di riappropriarsi della loro dignità perduta.

E allora dico a Lei benvenuto in terra calabra e a loro, benvenuti nel nostro Paese!
Lo dico supportato dalla Dichiarazione Universale dei diritti Umani, dalla nostra Costituzione Repubblicana, a cui Lei, come Ministro, ha giurato fedeltà e lo dico anche, come cristiano e come prete, a nome del Vangelo di Gesù di Nazareth, a cui né io e né Lei, che si professa cristiano, possiamo fare riferimento solo strumentale.
Signor Ministro, l’affermazione “Prima gli Italiani” è antistorica e soprattutto antiumana e lo straniero non è un nemico da abbattere, ma è una ricchezza da valorizzare.
Lo straniero, nel nostro Paese, non può continuare ad essere additato come il responsabile di tutte le situazioni difficili e complicate.

E vengo al nocciolo della questione, perché son ben consapevole che Lei è un ministro del governo di questo Paese, a cui spetta il diritto ed il dovere delle scelte fondamentali anche del fenomeno migratorio.
Ma si ricordi che il fenomeno non può essere affrontato senza una cultura profonda dei diritti umani inviolabili.
Questo vale per lei e vale per i suoi colleghi dell’Europa.
Vogliamo un Europa altra: quella dei popoli in cui giustizia, solidarietà, responsabilità siano concrete e decisive.
La politica, mi ha insegnato la scuola di Barbiana, è “l’arte di uscire insieme dai problemi” rispettando e mettendo sempre al primo posta la dignità delle persone.

E allora, Signor Ministro, ripartiamo da qui, dal mettere al centro la dignità della persona.
Riapra i porti perché la loro chiusura è una scelta ipocrita! Restiamo umani e cresciamo sempre più in umanità per poter creare una società in cui ci sia posto per tutti.
Impegniamoci tutti a disarmare la follia della guerra e della povertà.


Don Pino Demasi
Cristiano e Presbitero della Chiesa che è in Oppido Palmi

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.