Gen 3, 2019

MARCIA DELLA PACE DI CAPODANNO

Comunità, diritti e bene comune: la vera politica al servizio della Pace nella Piana di Gioia Tauro

Per il 31esimo anno consecutivo, anche quest’anno il 1 gennaio, Polistena si è unita fisicamente e moralmente al grande popolo della Pace che ha marciato in tutt’Italia per ribadire con forza che c’è urgenza di Pace, di Integrazione e di buona politica contro le povertà e le mafie.

Ad aprire il tradizionale appuntamento è stato Don Pino Demasi, nostro parroco, fondatore dell’Associazione “Il Samaritano” e anima instancabile della Marcia della Pace di Capodanno a Polistena. Un intervento mirato, senza ipocrisie e retorica, un intervento che ha richiamato tutti alla responsabilità, un appello alla politica locale e nazionale.

Il corteo, aperto dallo striscione, portato dai giovanissimi della Parrocchia, avente per slogan “La buona politica è al servizio della Pace”, subito dietro l’arcobaleno della pace, ha attraversato il cuore della città. In marcia una marea di persone, con in testa il Vescovo della Diocesi, i Sacerdoti della città, alcuni  sindaci del comprensorio, rappresentanti delle Istituzioni, delle Forze dell’Ordine   e dell’associazionismo.

Il corteo è quindi giunto in duomo dopo tre tappe nelle quali è stato letto il messaggio di Papa Francesco. A conclusione della Marcia si è tenuta la solenne Concelebrazione Eucaristica con l’invocazione della pace presieduta dal vescovo diocesano monsignor Francesco Milito

Dall’intervento di saluto di don Pino:

Vogliamo questa sera innanzitutto manifestare tutta la nostra vicinanza alle preoccupazioni paterne, pastorali e lungimiranti di Papa Francesco, espresse in maniera tanto chiara e coraggiosa nel suo Messaggio. Il Papa ci chiede un impegno concreto e quotidiano a favore della dignità della vita e del riconoscimento dei giusti diritti per ogni uomo e donna del nostro pianeta. Mentre afferma che “Non c’è pace senza fiducia reciproca” e sottolinea che “l’impegno politico a favore del bene comune è una delle più alte espressioni della carità”.

In tempi complessi e difficili come i nostri, afflitti da tante guerre, feriti da numerose forme di violenza, antica e nuova, spesso gratuita e accettata come normale, tempi nei quali assistiamo al risorgere di forme diffuse di xenofobia, antisemitismo e odio verso chi è considerato “diverso”; in un tempo di grande confusione nel nostro Paese, dove con facilità si vende fumo per consenso personale, inseguendo ideologie che seminano paura, fratture, contrapposizioni, discredito, sentiamo decisivo rispondere all’appello che Papa Francesco rivolge a noi cristiani, ma ad ogni credente e ad ogni uomo e donna di buona volontà, con un impegno personale e comune, deciso e quotidiano, in favore della giustizia e della pace.

Le parole di papa Francesco richiamano ad una responsabilità che coinvolge tutti a vari livelli e non solo i politici. Ogni cittadino deve sentire il bisogno di essere protagonista partecipando attivamente e positivamente alla vita pubblica senza delegare.

Tutto questo è più che mai importante in questa nostra terra. Questo territorio, ferito dalla mancanza dei diritti fondamentali sanciti dalla costituzione, quali il diritto alla salute ed il diritto al lavoro, dall’inverno demografico e dalla spopolamento dei piccoli centri, nonché dalla piaga sempre più dolente della ndrangheta, della corruzione e dei comportamenti mafiosi ha oggi più che mai bisogno della buona politica per ravvivare la speranza nel suo popolo. Buona politica che è compito di tutti.

In questo senso il primo passo è la solidarietà a tutti i livelli (tra famiglie, tra giovani e adulti, tra territori, tra cittadine e borghi), il recuperare, cioè, quel noi collettivo che valorizza i rapporti sociali e si traduce in impegno personale e comunitario per il bene di tutti. E’ quel sentirsi “comunità” a cui ci richiamava ieri sera il Capo dello Stato.

Il secondo è operare per la tutela dei diritti e soprattutto per assicurare il lavoro, diritto fondamentale per ciascuno, che ci porta a un nuovo sviluppo della promozione umana, che restituisce la dignità particolarmente ai nostri giovani. Infine impegniamoci, iniziando da coloro che fanno politica, per il bene comune e la dignità delle persone.

E’ questa la buona politica al servizio della Pace per la Piana di Gioia Tauro: comunità, diritti, soprattutto salute e lavoro, ‘bene comune’.

Con questo impegno oggi, primo gennaio, vogliamo cominciare un nuovo anno di resilienza, di amicizia e di speranza. Ce lo chiedono con forza i migranti e i rifugiati, nuovi cittadini italiani e europei, fuggiti dalle guerre e dalle violenze, ma anche i tanti poveri di casa nostra e soprattutto i nostri giovani, insieme ad ogni uomo e ad ogni donna che desidera un mondo più giusto e più umano, e che si impegna con noi perché sia presto PACE IN TUTTE LE TERRE !

Lo facciamo incoraggiati, come credenti, dall’autore della lettera agli Ebrei, il quale, affinché nessuno nelle dure prove potesse stancarsi “perdendosi d’animo” scriveva esortando a “correre con perseveranza nella corsa che sta davanti con la consapevolezza incoraggiante di essere circondati da una grande moltitudine di testimoni”. E grazie a Dio tanti sono i testimoni credenti e non credenti a cui fare riferimento: da don Milani ad Aldo Moro; da don Mazzolari a Giorgio La Pira, da don Tonino Bello ad Enrico Berlinguer, da don Italo Calabrò al sindaco della Primavera di Reggio, Italo Falcomatà, da don Pino Puglisi, don Peppe Diana, don Luigi Ciotti ad Angelo Vassallo, il sindaco pescatore.

Cari amici, grazie a tutti voi perché questa sera, come per il resto dell’anno, avete scelto di essere nostri compagni di strada, per continuare, ce lo ricordiamo vicendevolmente ogni anno, a trasformare le nostre lance in falci, le spade in aratri, le nostre ferite in feritoie, le nostre polemiche, le nostre divisioni e le nostre resistenze in strumenti di lavoro e di pace.

E, come ogni anno con don Tonino Bello: In piedi costruttori di Pace!

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.