Gen 2, 2020

Marcia della Pace di Capodanno - Polistena, 1 gennaio 2020

2 gennaio 2020 - Per il 32esimo anno consecutivo, anche ieri, Polistena si è unita fisicamente e moralmente al grande popolo della pace che ha marciato in tutta Italia per ribadire con forza che c'è urgenza di Pace, di integrazione, di diritti, di dialogo, riconciliazione e di salvaguardare la casa comune.

 

Ad aprire il tradizionale appuntamento è stato don Pino Demasi, parroco della Parrocchia Santa Marina Vergine - Duomo di Polistena, fondatore dell'Associazione "Il Samaritano" e anima instancabile della Marcia della Pace di Capodanno a Polistena. Un intervento mirato, senza ipocrisie e retorica, un intervento che ha richiamato tutti alla responsabilità, un appello a tutte e tutti ad aprire e tracciare un nuovo cammino di Pace e di Speranza.

Dall'intervento di saluto di don Pino:

"Anche questo primo gennaio 2020 ci ritroviamo per la trentaduesima volta insieme, al tramonto del primo giorno dell’anno, per ripetere lo stesso appello: Pace in tutte le terre.

Lo facciamo sostenendo con entusiasmo e convinzione il messaggio di Papa Francesco, dal titolo: “La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”

Saluto e do’ il benvenuto al Pastore della nostra Chiesa, S. E. Mons. Francesco Milito, messaggero di pace e di speranza nelle nostre contrade, al Signor Sindaco della città e agli altri signori sindaci del nostro comprensorio, ai confratelli sacerdoti, a tutte le autorità civili e militari, ai rappresentanti delle Associazioni e dei movimenti e a tutti voi presenti che ancora una volta questa sera avete accolto l’invito dell‘ Associazione “Il Samaritano”.

Oggi, pieni di speranza per il futuro, iniziamo il 2020 con il passo della pace e con la voglia di un sempre maggiore impegno.

A chiederci un maggiore impegno è la speranza, quella speranza alla quale ci ha anche richiamato il Presidente Mattarella nel suo messaggio di fine d’anno, quella speranza che non è solo attesa di un futuro migliore, ma che è, appunto, costruzione di quel futuro con un impegno il più possibile corale, costante, quotidiano. E mai come oggi dobbiamo impegnarci di più per arrestare una perdita, anzi un’emorragia di umanità” di cui sono vittime innanzitutto i deboli e gli esclusi, le persone senza voce, né diritti: i poveri, gli immigrati, i giovani. E con loro la Terra –la nostra casa comune – continuamente sfregiata, saccheggiata, avvelenata.

A chiederci questo maggiore impegno è la nostra terra martoriata - in specie nelle classi più povere - dalla pervasiva presenza della ndrangheta, e delle massomafie, dal dilagare della corruzione, dalla mancanza di infrastrutture, dalla ripresa dell'emigrazione, dal mancato diritto per i nostri giovani a rimanere nella loro terra perché costretti ad un esodo senza ritorno, dalla disoccupazione e, negli ultimi tempi, anche dalla grave crisi che attanaglia sempre più la sanità, vero problema tra i problemi, costringendo sempre più calabresi a cercare fuori regione anche i presìdi terapeutici.

Per questo oggi vogliamo raccogliere la sfida di “aprire e tracciare un cammino di pace”, a partire proprio dalle nostre contrade, certi, di quel che afferma Papa Francesco che” il mondo non ha bisogno di parole vuote, ma di testimoni convinti, di artigiani della pace aperti al dialogo senza esclusioni né manipolazioni.” 

Vogliamo quindi essere artigiani della pace, sapendo che “nell’ascolto reciproco possono crescere anche la conoscenza e la stima dell’altro, fino al punto di riconoscere nel nemico il volto di un fratello.” Sono parole di speranza perché sappiamo che la vera sicurezza non viene dall’alzare muri ma dall’aprirsi al dialogo, via della riconciliazione tra gli uomini e tra i popoli. 

In questa logica vogliamo raccogliere l’appello del Papa per una “conversione ecologica” e il suo invito a considerare “un nuovo modo di abitare la casa comune”, di “celebrare e rispettare la vita ricevuta e condivisa, di preoccuparci di condizioni e modelli di società che favoriscano la fioritura e la permanenza della vita nel futuro”. Un’ecologia umana e dell’ambiente che va fatta crescere per garantire un avvenire a questo mondo e non negarlo alle giovani generazioni.

Ecco per quale motivo abbiamo scelto ancora una volta di cominciare un nuovo anno di lavoro per gli altri, di amicizia e di speranza.

Sì vogliamo essere cittadini di quella Italia silenziosa, di cui parlava sempre ieri sera il Capo dello Stato, di quella Italia silenziosa che non ha mai smesso di darsi da fare, di quell’Italia vera: dell’altruismo e del dovere, dell’onestà e non della truffa.

E vi ringraziamo, Cari amici, perché questa sera, ancora una volta, avete scelto di essere nostri compagni di strada intendendo continuare per tutto l’anno, ce lo ricordiamo vicendevolmente ogni anno, per trasformare le nostre lance in falci, le spade in aratri, le nostre ferite in feritoie, le nostre polemiche, le nostre divisioni e le nostre resistenze in strumenti di lavoro e di pace.

Il tutto perché sia presto PACE IN TUTTE LE TERRE!

E, come ogni anno, non posso non concludere con don Tonino Bello: In piedi costruttori di Pace!”

Il corteo, aperto dallo striscione avente per slogan "La pace come cammino di speranza" e dalla bandiera arcobaleno della Pace ha attraversato il cuore della città. In marcia, con sindaci e don Pino, anche il vescovo Francesco Milito.

Il corteo è quindi giunto in duomo dopo la tappa intermedia di Piazzale Suor Maria Teresa Fioretti con le testimonianze del Prof. Francesco Adornato, Rettore dell'Università di Macerata e Suor Michela Marchetti delle Suore della Divina Volontà.

A conclusione della Marcia si è tenuta la Solenne Concelebrazione Eucaristica con l'invocazione della Pace presieduta dal vescovo diocesano S.E. Mons. Francesco Milito.

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.