Apr 8, 2016

Non continuiamo a depredare la nostra madre terra

Appello del Parroco in occasione del Referendum del 17 aprile.

Quest’anno pastorale ha visto la nostra comunità parrocchiale, protagonista di un ciclo di incontri, ancora in corso,sulla Laudato sii di Papa Francesco.

L’enciclica ci ricorda il mandato biblico che Dio ha affidato all’umanità:”Coltivare e custodire il giardino del mondo”(LS 67).

La terra, come sorella e madre, è un grande dono di Dio che non possiamo considerare di nostra proprietà. Siamo chiamati ad  essere amministratori  del dono di Dio e non proprietari o dominatori nell’usarlo secondo il nostro dovere e piacere.

Custodire significa proteggere,curare, vigilare per poter garantire la bellezza del creato anche alle nuove generazioni.

Coltivare significa programmare un intervento umano volto a migliorare e  a rendere sempre più bella la creazione.

            Il referendum del prossimo 17 aprile sulla tematica delle trivelle(ossia se consentire o meno agli impianti esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, oltre la scadenza delle concessioni) è certamente un’occasione per concretizzare quella “conversione ecologica integrale”, a cui Papa Francesco ci invita.

            I Vescovi italiani hanno sottolineato l’importanza che la materia del referendum “sia dibattuta nella comunità per favorire una soluzione appropriata” e ci hanno chiesto di creare “spazi di incontro e di confronto”.

            Forte della sollecitazione dei Vescovi, come Parroco sento il dovere di invitarvi a non disertare il referendum per due motivi, un motivo di merito e uno di metodo.

            Motivo di merito: Se proteggere la nostra casa comune a partire dalla difesa del mare è un nostro dovere di cittadini e di credenti, siamo chiamati a  bloccare le trivellazioni nei mari  e sulla terra spingendo il governo italiano a sviluppare  sempre più e  sempre meglio le  energie rinnovabili, uscendo al più presto da  quelle fossili, per rendere possibile e  quotidiano un altro sviluppo.

            Motivo di metodo:  Il referendum, che  è sempre un evento di grande crescita socio-culturale e umana, nel nostro Paese è uno strumento basilare di democrazia diretta ed in un certo qual modo è rimasto l’unico,vista la costante compressione degli spazi di informazione e di partecipazione democratica.

            Il 17 aprile ritroviamo, dunque, la forza ed il coraggio e andiamo a votare per dire la nostra sulle scelte strategiche del territorio, per dire sì alla difesa di nostra Madre Terra e condannare ogni forma di economia che uccide.

Polistena 08 aprile 2016

Don Pino Demasi

Parroco

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.