Lug 9, 2014

Sospensione di tutte le processioni nella nostra Diocesi

Carissimi sorelle e fratelli,
come già avete appreso dagli organi di stampa, in seguito ai noti fatti di Oppido, il Vescovo della nostra diocesi con un Messaggio al Popolo di Dio di Oppido Mamertina-Palmi, dal titolo Atto di Amore per la nostra Chiesa tra passato e futuro ha comunicato la “decisione di sospendere, a partire da oggi, tutte le processioni in programma nei prossimi mesi, fino a quando, come frutto di una maturata e solida coscienza ecclesiale, saranno varati forti e definitivi provvedimenti in merito”.


Si tratta, come egli ha scritto, “di un convinto e preciso gesto di cautela, di invito alla riflessione e al silenzio, di cui in questo momento tutti abbiamo bisogno. Nessuno, pertanto, è autorizzato a vedervi un gesto di sfiducia o di giudizio verso coloro che alle processioni contribuiscono con dedizione e rettitudine: non avrei né motivi né fondamenti discriminanti.

Il bene di tutti e la serenità degli animi richiedono a volte sacrifici immediati, seppure temporanei.

Una comunità adulta nella fede comprende sempre e condivide – proprio come in famiglia, dove ci si aiuta reciprocamente – scelte per le quali non sono ammissibili interpretazioni arbitrarie e, tanto meno, comportamenti autonomi. Se una processione sospesa manda in tilt o in crisi, rivela la debolezza e il lungo cammino verso l’autenticità della fede”. Anche se la nostra comunità, grazie a Dio e a voi tutti, ha fatto passi notevoli sulla strada della
“purificazione” delle processioni e delle feste religiose, non possiamo e non dobbiamo sentirci esenti da questo cammino di riflessione e di conversione, che coinvolge tutta la nostra Chiesa particolare che è in Oppido-Palmi, nella quale certamente molto cammino è stato fatto, ma molto cammino resta da fare.

In questo senso la recente scomunica del Papa ai mafiosi, come ha affermato don Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, che, ringraziamo ancora una volta per essere stato in mezzo a noi in occasione del ventennale de Il Samaritano, è un monito per le Chiese di Calabria ad “accelerare il passo” nel formare le coscienze e nel costruire comunità libere dalle mafie e capaci di testimoniare il Vangelo di liberazione.

Come figli ubbidienti, accogliamo allora questa decisione del nostro Pastore in questa logica, con la passione e la voglia di continuare a vivere da “buoni cristiani e da onesti cittadini”, cristiani capaci di fare le scelte giuste, di inchinarsi solo avanti al dolore dei poveri, di adorare l’unico vero Dio, Signore della vita e cittadini che lottano affinché i principi e i diritti sanciti dalla Costituzione si concretizzino anche nella nostra terra.

Come cristiani, sentiamoci parte di una Comunità più grande, che è la Chiesa diocesana: noi che abbiamo avuto il dono del Signore di camminare con passo spedito, ci fermiamo per aiutare chi stenta a camminare.

Con l’aiuto di Dio, ripartiremo tutti insieme, recuperando da bravi cristiani la comunione ecclesiale e da onesti cittadini quel “noi” collettivo di cui la ‘ndrangheta ha paura perché sa che segna il suo definitivo isolamento.

Ciò premesso comunico quanto segue:
Venereremo la MADONNA DELL’ ITRIA domenica 13 luglio secondo il programma religioso già indicato ed escludendo naturalmente la processione.
Venereremo SANTA MARINA il 17 luglio e SAN ROCCO il 16 agosto secondo il programma religioso che indicherò quanto prima.

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.