Ott 16, 2014

Ulteriore appello del nostro Parroco a favore dei migranti della tendopoli di San Ferdinando

Tendopoli di San Ferdinando: ora tocca alla Politica. Quando parliamo di tendopoli e/o di baraccopoli non possiamo non pensare a persone emarginate, “segregate”, bloccate sempre più in una spirale di degrado, di esclusione,di violazione dei diritti umani fondamentali.

La storia della tendopoli e della baraccopoli di San Ferdinando e di tutti gli altri “ghetti” della Piana di Gioia Tauro – Rosarno è la storia  di migliaia di migranti che ogni anno da più decenni vengono in questi luoghi in cerca di un lavoro (quello nei campi per la raccolta degli agrumi), che peraltro da qualche anno è anch’esso fatiscente.

La decisione del Prefetto di Reggio Calabria, confortata dalle altre Istituzioni e dal mondo del volontariato, di abbattere la baraccopoli che si era creata attorno alla tendopoli di San Ferdinando e di ospitare i migranti della baraccopoli nella tendopoli, in attesa che nei prossimi mesi  venga anch’essa abbattuta, non può non essere salutata favorevolmente.

Per questo l’operazione di ieri di sgombero e rimozione  della baracche e la bonifica dell’intera area, ci ha visti protagonisti; abbiamo ritenuto e riteniamo che non si sia trattato di una battaglia condotta in nome di un appariscente “decoro” a danno dei migranti ma di un forte  tentativo  di tutelare la loro dignità e di garantire loro i diritti fondamentali.

Ma è chiaro che tutto non può finire alla giornata di ieri.

L’annata agrumicola è ormai alle porte e  centinaia e centinaia di persone si aggiungeranno a quelli  presenti nella tendopoli e a quelli già sparsi nei tanti casolari semidistrutti e fatiscenti della Piana.

E’ necessario, perciò, che a questo punto entri  in gioco seriamente la “grande assente”  dei tavoli tecnici: la politica.

E’ vero che alla vigilia delle elezioni regionali e, potremmo dire, in piena campagna elettorale, la Regione si è ricordata dell’esistenza dei migranti della Piana di Gioia Tauro e ha concesso al Comune di San Ferdinando un contributo di centomila euro per far fronte alle necessità più impellenti, quali la rimozione della baraccopoli e la gestione della tendopoli. Ma sappiamo tutti che non sono questi tipi di interventi sporadici a risolvere il problema, che addirittura, affrontato in tale ottica, viene aggravato.

Il “discriminare”, infatti, non solo non risolve i problemi, ma costa: i tanti milioni di euro spesi a San Ferdinando e in tutto il Paese per “ghettizzare”, emarginare, aumentare la spirale del degrado e della disperazione sociale non hanno portato alcun beneficio alle persone, non hanno migliorato la loro condizione di vita, ma l’hanno peggiorata e hanno calpestato sempre più la loro dignità.

L’Italia, purtroppo, sta diventando sempre più il Paese dei ghetti, dei campi profughi e dei campi rom.

E’ necessario,invece, superare la logica dell’emergenza per avviare percorsi di reale inclusione  sociale e abitativa.

E questo vale soprattutto nella Piana di Gioia Tauro, terra già “emarginata”, terra dove già vivono gli uomini “senza”, senza quei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione Repubblicana e dove i migranti si trovano ad essere l’anello più debole della catena.

Qui, come abbiamo detto più volte, la partita si gioca su due fronti: assicurare ai migranti un alloggio decente ed un lavoro “vero” e non un lavoro “nero”.

In merito le strade da seguire potrebbero essere molte; alcune sono già state individuate  nei vari tavoli tecnici.

Ma una cosa è certa: bisogna cambiare radicalmente la politica attuale a livello nazionale, regionale e locale. Perché l’emarginazione dei migranti nella Piana di Gioia Tauro è una scelta voluta e consapevole.

Grazie, dunque,al Prefetto di Reggio Calabria per la sua volontà ed il suo impegno di voltare pagina. Continueremo ad essere con lui in questa battaglia. Perché noi, per vocazione e per storia personale, siamo dalla parte degli ultimi. Siamo nati e viviamo per “includere”, e non per “escludere”. Ma è giunto il momento in questo territorio che la Politica si riappropri del suo compito e dei suoi doveri. In questo senso  la nuova Giunta Regionale, di qualunque colore sarà, è “avvisata”!

Polistena 15 ottobre 2014

 

Don Pino Demasi

Referente del Coordinamento di Libera della Piana di Gioia Tauro                                                                  

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Il vero esilio per gli Ebrei, affermava don Tonino Bello, si ebbe quando essi cominciarono a sopportarlo. Una frase che resettata ad oggi suonerebbe: "L'esilio della coscienza civile di un Paese si ha quando i cittadini cominciano a sopportarlo”. Con un po’ di storia, intelligenza e umanità intendiamo provare, facendo fino in fondo la nostra parte, a dissipare quest’ombra, lasciando nuove tracce. Con in mano e nel cuore il Vangelo di Gesù Cristo e la Costituzione repubblicana del nostro Paese, come comunità cristiana intendiamo impegnarci a condurre una lotta non violenta accanto a chi, immigrato irregolare, indigente, precario, disoccupato, indifeso, muore di troppo lavoro, di poca sicurezza, di assenza di diritti, di mancanza di tutele sociali, di mafia.